Pillole di Storia Caccurese
 

   L'Isola Amena inaugura oggi una nuova rubrica dedicata a pillole di storia e curiosità caccuresi. sperando di far cosa gradita agli amici visitatori. Grazie per l'attenzione.

 

 

 

                         2 giugno 1946: Caccuri vota la Repubblica e la sinistra

    Al Referendum istituzionale del 2 giugno 1946 nel quale si votava anche per eleggere i componenti dell'Assemblea costituente,  Caccuri si espresse massicciamente, in controtendenza col Sud e con altri paesi della zona,  per la scelta repubblicana e per i partiti di sinistra. In particolare si registrò un trionfo per la Repubblica per la quale si votarono 1035 elettori e elettrici (le donne la prima volta nella storia) pari al 64,3% contro i 574 (35,7%) per la monarchia.
   Per l’Assemblea le scelte si orientarono sui  partiti di sinistra.  Il P.C.I. ottenne 432 voti, il P.S.I.U.P. (socialisti) 318 e il P.C.I. Int. 37.  La Dc raccolse solo 89 voti che però, il 18 aprile 1948 diventarono 418, mentre il Fronte popolare (comunisti e socialisti insieme) ne raccolse 554. L'avanzata della DC caccurese nel 48 si spiega con l'apporto consistente degli ex fascisti, degli ex monarchici e, e di un gruppo di "saragattiani", fascisti e liberali che, spaventati da una possibile rivoluzione comunista, si erano infiltrati nel PSDI, ma che, cessato il pericolo,  accorsero a rafforzare il partito cattolico.

 

5 dicembre 2017

                                Arriva il progresso: il telegrafo e il cimitero

   Il  30 gennaio del 1877 il Comune di Caccuri, mentre era sindaco il barone Guglielmo Barracco,  con una delibera di Consiglio,  chiese l’installazione di un impianto telegrafico che doveva collegare Caccuri alla linea Petilia Policastro – San Giovanni in Fiore per rompere l'isolamento del paese reso più grave dalla mancanza di strade efficienti. Nella stessa delibera si chiedeva il relativo finanziamento alla Deputazione provinciale che non arrivò, per cui l'Amministrazione comunale provvide con soldi propri tra mille ristrettezze.  L’impianto entrò in funzione nel mese di ottobre dello stesso anno. L’ufficiale telegrafico percepiva uno stipendio annuo di 500 lire, una discreta sommetta rispetto ai braccianti e agli operai.  L'anno dopo iniziarono anche i lavori per la costruzione del cimitero in località Manco del Rosario (già proprietà della Congregazione del SS. Rosario) la cui ubicazione era inizialmente prevista in contrada Pilusella. Il lavori erano stati già appaltati alla ditta Francesco Antonio Ambrosio al quale, dopo il cambio del l'ubicazione il comune dovette rimborsare le spese già sostenute prosciogliendolo da ogni obbligo. 

4 dicembre 2017

                                                   Il 25 luglio caccurese



     La sera del 26 luglio 1943, quando anche a Caccuri arrivò la notizia della caduta del fascismo, la popolazione assaltò la sede del fascio saccheggiandola. Le suppellettili, i documenti, la biblioteca che era stata donata al fascio dalla vedova del maestro elementare Marco De Franco, sparirono e non ne rimase traccia. L’unica cosa che si salvò fu il ritratto del giovane Alessandro Gigliotti, primo caduto caccurese nella I^ Guerra mondiale, al quale il fascio locale quale era stato intitolato. Alessandro era il fratello di Giuseppe Gigliotti, fabbro valente, reduce della Grande guerra, fondatore con don Peppino Pitaro, Enrico Pasculli e Pietro De Mare, della Lega dei combattenti e reduci di Caccuri, esponente del Partito popolare di don Luigi Sturzo, poi "arruolato a forza" nel PNF e, per un periodo di tempo, collocatore comunale.  La stessa sera i cittadini in festa cancellarono i "mascelloni" dipinti sulle pareti di alcune case del centro storico.  Qualche giorno dopo uno scalpellino provvide a rendere illeggibile l'epigrafe scolpita sulla lapide dei caduti della Grande guerra in largo V. Ambrosio che conteneva un anatema contro la "perfida Albione" che ci aveva imposto le sanzioni a seguito della nostra vigliacca aggressione allo stato sovrano dell'Etiopia. 

3 dicembre 2017

                                         Luoghi di ritrovo e di svago della vecchia Caccuri

Una delle più antiche bettole caccuresei delle quali si ha notizia è quella aperta nel 1872 da Francesco Marino ( il mio bisnonno), un calderaio di Dipignano trapiantato a Caccuri dove aveva sposato una tessitrice figlia di un possidente poi decaduto, donna Cristina Marasco e che, abbandonato l’antico mestiere, si mise a fare l’oste nel locale a pianoterra della sua casa in via Misericordia.
   Molti decenni  dopo la figlia Luisa  aprì una  osteria in piazza Umberto che rimase in esercizio fino alla metà degli anni ’60.   Negli anni ’30 era stato aperto anche il primo “Caffè” gestito da Antonio Basile in un locale della famiglia Lucente in via Misericordia che avrebbe ospitato in seguito, anche l’ufficio postale.   Nel “Caffè” Basile si poteva gustare, oltre che, il caffè autarchico di cicoria o di orzo, anche la gassosa prodotta in uno stabilimento del Crotonese (la famosa “Acqua e ra Pirucchjiella “ della canzone “ ‘A Caccurisella ) particolarmente apprezzata dai ragazzi, non tanto per il sapore, quanto per la curiosa “Valvola a pallina” che chiudeva la bottiglia e che affascinava le giovani generazioni. Oltre a questi locali vi erano anche due bar; quello di Maria Caputo ( attuale bar Mercuri ) in piazza e quello di Luigi Antonio Quintieri. In quest’ultimo c’era anche un grande bigliardo a stecca per  gli appassionati di questo gioco ed era possibile ascoltare musica suonata una vecchia radio col grammofono e il pick-up collegata a un altoparlante collocati all'esterno del bar.
   Fu grazie a quel gracchiante apparecchio che i ragazzi degli anni ’40 e ’50 impararono a conoscere le voci di Carlo Buti, di Odoardo Spadaro, di Luciano Tajoli, di Nilla Pizzi, di Claudio villa, di Carosone e di altri divi della canzone. Da quell'altoparlante ascoltai per la prima volta la "Tarantella 'e ru lupu 'e ra Sila chi gira e chi vota, te vegni 'na sbota" e " 'U pecuraru re Cerenzia si ne vena la via via, si ne vena facennu 'a cruce, va alla càsa e astuta la luce."  Luoghi molto frequentati erano anche le numerose osterie sparse nel centro storico dove, oltre che a giocare a carte e bere vino, si poteva anche consumare lo spezzatino o  “ ‘a tiella” di capretto. 

2 dicembre 2017

La statua del santo in processione nella celebre scena de “Il brigante Musolino”,  il film di Mario Camerini girata a Caccuri nella primavera del 1950 in contrada Sigillisi (sotto il cimitero) con decine di comparse del luogo, è quella di San Marco. Probabilmente proveniva dalla chiesa di San Marco, poi “pagliera” (fienile)  dei Barracco e attuale villa San Marco.  Fino alla seconda metà degli anni ’50 era stata relegata nella sagrestia della chiesa di Santa Maria delle Grazie, invece di collocarla in una teca di vetro blindata. Da allora se sono perse le tracce. Succede, o almeno succedeva anche questo in un passato più o meno recente. 

1° dicembre 2017

Ecco qui di seguito alcuni curiosi toponimi dell’agro di Caccuri, alcuni dei quali, seppur lievemente modificati, esistono ancora: Canalagi, Cangemi, Sautante, Biamonti, Lenzana, Acqua di Lepori, Gradia, Misocampo, Homo morto, Jemmella, Lo Funaro, Fontanelle, Passo de lo salice, Simigadi, Arcovadia, Lo Perdice.

 

                      

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