La foto

 

                                           

                                                                         TESORUCCI CACCURESI

     La foto di oggi è in realtà un collage che ci mostra alcuni dei tesori di questo nostro paese, alcuni piccoli e di scarsa importanza storica, anche se suggestivi e comunque antiche testimonianze della vita e dell'operosità dei nostri bisnonni, altri di grande valore storico - archeologico, ma negletti e, perfino derisi e oltraggiati. 
    In alto a sinistra possiamo ammirare il rosone romanico sulla facciata della chiesa di Santa Maria del Soccorso annessa al convento domenicano del XVI secolo, probabilmente recuperato tra i ruderi di qualche altro manufatto, così come i blocchi tufacei che formano il portale la cui messa in opera creò probabilmente non pochi problemi agli artigiani che li montarono, dal momento che le varie "tessere non si incastravano in un unico mosaico". Il nostro, infatti, fu da sempre un convento povero e i monaci dovettero sempre arrangiarsi per procurarsi i materiali tanto che il campanile fu completato addirittura negli anni '50 del XIX secolo. 
   In alto a destra un particolare della fontana pubblica di Canalaci fatta costruire dal sindaco del paese, il barone Guglielmo Barracco, nel 1884. L'acqua, che proviene da una sorgente dalla valle del Papa, sgorga da un bassorilievo lapideo all'interno di una conchiglia conosciuto col simpatico nome di "ciotarella" (stupidella). Originariamente, così come per la chiesa di Santa Maria del Soccorso, la facciata era intonacata a calce, come si usava nel Cinquecento e nell'Ottocento, ma qualche anno fa, sia quella della chiesa che quella della fontana sono state scrostate.
   La foto in basso, invece, ci mostra uno dei più imponenti insediamenti rupestri della provincia di Crotone e forse dell'intera Calabria, per metà distrutto a seguito della costruzione, nell'ultimo ventennio del XIX secolo, del bastione merlato annesso all'antico palazzo dei Cavalcante, di via Adua e di numerose abitazioni, in parte adibito a porcilaia dall'inizio del XX secolo e oggi lasciato nell'incuria e nell'abbandono totale. Si tratta di grotte con interventi antropogeni di rara bellezza che assieme a quelle di Cucco, a circa un chilometro a sud, costituivano due importanti nuclei abitativi degli antichi caccuresi che vi dimorarono fin quasi alla fine dell'Ottocento.