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Mercoledì 25 aprile 2018

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                                       NOTIZIE 

    

Viva la Liberazione, onore ai partigiani
 

Addio a Ines Mele

 
Evento musicale nella Chiesa Madre di Caccuri

Le bufale degli esperti

E' morta Antonietta Marra

Addio a Maria Guzzo

Parma chiovusa ...

Venti di speranza. di Franco Ambrogio all'UPMED

Sul web "le origini" di Federico Lamanna
        
 
  Intitolata ad Antonietta Ambrosio la sede AIDO di Caccuri


 Auguri alla neo senatrice Margherita Corrado
 
    

 La storia si fa ancora viva 


L'UMPED PRESENTA "ROCCA BERNARDA - STORIA E ISTITUZIONI

E' morto Eduardo Salerno

Addio a Rosina Murgia

  Liberandisdomini, il romanzo di Pataleone Sergi all'UPMED

Addio a Giovanni Loria

 Eugenio Marino probabile candidato PD in Calabria

 La terra del ritorno di Giusy Staropoli a Botricello

Fatti e personaggi della Calabria e del Crotonese nel II quaderno UPMED

Lezione di storia locale nella Scuola primaria

E' morta Maria Guzzo

Addio alla collega Lauretta Mirante

Ci lascia Maria Schiariti, una grande educatrice

     Il FATTO     
       
       

Mio padre "l'anti americano" e i politici nostrani

Da lega e 5 Stelle qualcosa di sinistra?

Fabrizio Frizzi nell'Olimpo dei grandi

  L'essenza della sinistra

Andate a casa

Renzi?  E i dirigenti regionali?

Attenti all'acqua dei pozzi 

 Il megalotto

Aiutatemi a capire

Una bellissima canzone di Maria Teresa Lacarìa

Qualche riflessione per i miei compagni del vecchio PCI

FRANCO PARISE E PIETRO SERGI CON LIBERI E UGUALI

Sono con i miei compagni

Liberi e uguali a Botricello

LA QUESTIONE MERIDIONALE

 IN VIAGGIO A LUNGRO CON L'UPMED

  L'incredibile harakiri

Pace e gioia di vivere nell'arte di Parrotta  

La gabbana del mio professore

 I roghi

Due straordinari eventi culturali

         

Eugenio Marino a Buongiorno Sinistra

Cent'anni fa nasceva Eugenio Marino

  San Teodoro, una pregevole scultura di Giuseppe Mele

                 




                     
 




 

 

 

 

 

 

 






 

  


   





 

             


                                  IL FATTO  

                               
     
                                    Viva la Liberazione, onore ai partigiani

    Domani è il 25 aprile, la festa della Liberazione.  Tra le ricorrenze, assieme al 2 giugno la festa della cacciata dei Savoia e della nascita della Repubblica, è senz’altro la più importante, la più solenne, oserei dire addirittura sacra.  Si celebra la Liberazione dell’Italia dal nazi – fascismo con la cattura e la fucilazione del dittatore e dei suoi ultimi seguaci e la fuga precipitosa dalla Penisola delle soldatagli naziste protagoniste di stragi efferate, fucilazioni e impiccagioni di patrioti, stupri, saccheggi, ruberie, distruzioni di importanti infrastrutture.
  Il 25 aprile, però, fu solo l’epilogo del dramma, perché la liberazione era già iniziata almeno due anni prima con le quattro giornate di Napoli del settembre 1943 e con altri episodi in varie città e paesi del Sud, compresa la rivolta di Caulonia con la proclamazione di una effimera repubblica. Nella giornata della quale domani ricorre il 73° anniversario, l’Italia ritrovò la sua libertà e, soprattutto la sua dignità grazie all’eroismo e al sacrificio di migliaia di combattenti e di dirigenti come Sandro Pertini, Luigi Longo, Giorgio Amendola, Umberto Terracini, Ferruccio Parri, Camilla Ravera, Piero Calamandrei, Ducio Galimberti, i fratelli Cervi, Tina Anselmi all’epoca staffetta partigiana, Carla Capponi, Benigno Zaccagnini, Giovanni Marcora e centinaia e centinaia di eroi partigiani tra i quali tantissimi del Sud.  A questi uomini, a questi eroi loro malgrado, molti dei quali furono poi estromessi per cinquant’anni dal governo di quella Repubblica che avevano contribuito a far nascere e dalle più alte cariche, occupate spesso da ex fascisti o loro solerti maggiordomi sin dal 1922, infiltrati poi nella Democrazia cristiana, dobbiamo tutto: la Libertà, La Repubblica, la Costituzione e cinquant’anni di pace e un po’ di progresso. Purtroppo queste solenni verità sono ignorate da gran parte degli italiani e molti uomini di sinistra hanno rinunciato a dirle o hanno paura di dirle.
 Viva i partigiani, viva la Liberazione, viva la Repubblica, viva la Costituzione
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              Mio padre "l'anti americano" e i politici nostrani

  Nei primi mesi del 1944, dopo essere fuggito da Caserta a seguito dello sbandamento dell’esercito rimasto senza ordini per la fuga ingloriosa del re e di Badoglio, fu ripreso e poi mandato in congedo, con qualche lavoretto da falegname riuscì, chissà come, a mettere da parte qualche lira con la quale si fece comprare dal fratello Michele che doveva recarsi a Catanzaro, una bellissima pezza di stoffa (almeno così diceva lui che non era di cattivi gusti) con la quale si fece confezionare un vestito nuovo da mastro Giovanni Gallo.
  Mio padre, che aveva sempre avuto simpatie nascoste per il Partito comunista, dopo la Liberazione e la svolta di Salerno, non si preoccupò più di nasconderle, anzi le sbandierava in ogni occasione entrando spesso in polemica con gli ex fascisti locali che erano già saltati sul carro democristiano dopo una breve parentesi socialdemocratica e, ovviamente con i democristiani, già all’epoca filo atlantici e filo americani, soprattutto quelli che erano stati loro schiavi agli inizi del secolo e che erano tornati in paese col culto per gli antichi padroni yankee.
  Era il periodo del piano Marshall e dei “pacchi” che i parenti che vivevano negli USA spedivano nei nostri paesi contenenti spesso capi di abbigliamento dai colori sgargianti e dalla foggia tipica del gusto americano, prontamente ribattezzati “zinzule mericane”,  che molte nostre donne, contadini e povera gente che con il conflitto avevano perduto tutto, si vestivano maledicendo la guerra e i tempi infami.    Un giorno papà, particolarmente infervorato, stava tenendo una specie di comizio contro l'asservimento dei nostri politici agli americani e contro le loro ingerenze nella politica italiana,  nel Vincolato, il rione nel quale abitava, quando un’anziana vicina di casa lo apostrofò visibilmente alterata difendendo i generosi  americani che ci permettevano, bontà loro, di mangiare e perfino di vestirci e avvicinandosi a lui,  prese tra l’indice e il pollice la manica della giacca e strattonandolo violentemente quasi a scucirgliela, gli disse:
 “Tu che parli tanto contro l’America, questo vestito da dove viene, non viene dall’America che tu tanto disprezzi?” Papà ripensando al duro lavoro che gli era costato, temendo che la vecchia glielo scucisse, col taglio della mano le vibrò un violento colpo sul braccio che le procurò un dolore fortissimo e la costrinse a portare la fasciatura per un paio di giorni, nel mentre mandava a quel paese lei e gli americani. Qualche tempo dopo la vecchia gli chiese scusa.
 
L’episodio mi è tornato alla mente in queste drammatiche ore dopo l’ennesima aggressione anglo – franco – americana a uno stato sovrano da anni aggredito da tagliagole armati chissà da chi per destabilizzarlo, col solito pretesto delle armi chimiche, probabilmente quelle fantomatiche di Saddam che continuano a girare per il medio oriente per i paesi che non si piegano e preso atto del vergognoso silenzio dei politici italiani, soprattutto di quelli che infangano la parola “sinistra.”

 
           Da lega e 5 Stelle qualcosa di sinistra?

   Spero che a nessuno salti in mente di darmi del leghista o del grillino o del voltagabbana che salta sul carro dei vincitori, ma per onestà intellettuale devo ammettere che in questi ultimi giorni ho sentito un paio di dichiarazioni intelligenti dalla bocca di esponenti legisti e pentastellati. 
  La prima è di Salvini che promette, in caso di governo della Lega, di revocare le sanzioni economiche alla Russia. Da anni i governi italiani
obbediscono ciecamente ai diktat degli Stati Uniti e degli altri paesi occidentali lasciandosi coinvolgere in stupide guerre commerciali e odiose sanzioni che hanno gravi conseguenze sull'economia del nostro paese mentre gli americani, quando si tratta di affari, passerebbero anche sul cadavere della loro madre. Così quest'italietta sempre prona ai voleri dello zio Sam, rinuncia a commesse, lavori e affari con la Russia o con altri stati in cambio di una pacca sulle spalle.
   La seconda cosa intelligente e, ovviamente condivisibile, l'ha detta il ministro del welfare in pectore del Movimento Cinque stelle. prof. Pasquale Tridico  che vuole ripristinare l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. 
A me queste sembrano cose di sinistra che mi sarebbe piaciuto ascoltare dalla bocca di qualche dirigente degli ex partiti di sinistra i quali, viceversa, dopo aver smantellato le conquiste dei lavoratori ottenute con oltre un secolo di lotte, ripetono il monotono ritornello del no a qualsiasi governo senza nemmeno far finta di andare e vedere le carte. 

                      
                   
La strage degli innocenti

 




  
Dopo i due morti nel giorno di Pasqua, dopo gli oltre 150 dall'inizio dell'anno, oggi altri due lavoratori morti a Crotone in un cantiere edile e un ferito grave. Uno stillicidio intollerabile, due morti al giorno, una strage di lavoratori che al mattino escono per guadagnarsi il pane e la sera si ritrovano in obitorio tra la disperazione e il dolore dei familiari, delle vedove bianche, degli orfani di uno stato che nonostante l'approvazione di leggi e regolamenti non riesce a garantire l'incolumità nei cantieri, anzi toglie diritti, rende precario il lavoro e lascia che una multinazionale licenzi e getti sul lastrico una povera madre con due figli, uno dei quali disabile, che deve accudire perché l'azienda non riesce a trovare una soluzione che, attraverso la flessibilità dell'orario, permetta alla donna di accudire i bambini. Ma la cosa più scandalosa è che le morti bianche ormai non fanno indignare nessuno, la notizia di due operai morti nel giorno di Pasqua, di centinaia di lavoratori che muoiono in tre mesi vengono sepolte da montagne di chiacchiere sulla formazione del nuovo governo, sulle dichiarazioni scialbe e inconcludenti di segretari di partito, di perdigiorno che mandiamo in parlamento per fare leggi idiote come quella elettorale o liberticide. Una volta ci si mobilitava, si proclamavano scioperi, si portava la gente in piazza, mentre oggi si archivia immediatamente "la pratica commozione" e il giorno appresso nessuno si ricorda più dei morti. Vergogna, vergogna!

 

               Fabrizio Frizzi nell'Olimpo dei grandi

  Ho assistito, stamattina, davanti al televisore, ai funerali di Fabrizio Frizzi con la stessa compostezza con la quale li avrei seguiti se mi fossi trovato a Roma nei pressi della Chiesa degli Artisti. Davevro commovente l'affetto della gente comune che ha voluto rendere l'estremo saluto a un uomo che ha avuto il grande dono di farsi amare da milioni e milioni di persone. Non ricordavo tanto affetto, tanta commozione. tanta  partecipazione sincera per un personaggio pubblico dai tempi dei funerali di Enrico Berlinguer. Credo che i due avessero in comune il garbo, lo stile, l'educazione, il rispetto per la gente; per gli elettori l'uno, per il pubblico l'altro, quel loro non essere mai sopra le righe che sono poi le doti dei grandi e che la gente apprezza e premia.  Molti suoi colleghi vocianti, esagitati, che si improvvisano moralisti d'accatto, che organizzano imboscate ai loro ospiti, che non si capisce mai se sono conduttori di varietà televisivi,  giornalisti, o attivisti di partiti e movimenti dovrebbero fare tesoro del testamento artistico e umano di questi sfortunato professionista. Addio Fabrizio, sei già nell'Olimpo dei grandi. 

                                                     

             Addio a Fabrizio Frizzi, persona perbene


  

   La morte è sempre crudele e inaccettabile, seppure ineludibile, ma quando a morire è un uomo come Fabrizio Frizzi, e in un modo così repentino allora diventa odiosa.
   Frizzi, persona perbene, garbata, nemico della volgarità, del divismo, era una dei pochi personaggi gradevoli di un ambiente di urlatori, di moralisti ipocriti un tanto al chilo, quanto insignificanti. Di lui ricorderemo sempre lo stile, il pudore, il sorriso  solare e la grande professionalità, 

 

                GRAZIE, AMICI, VI VOGLIO BENE

 

  Voglio con questo trafiletto ringraziare tutti i carissimi amici che in questa giornata, nella quale la Chiesa celebra Giuseppe, falegname (come mio padre) e sposo di Maria e i laici il papà, mi hanno fatto pervenire gli auguri di buon onomastico. Sono queste le manifestazioni che ci commuovono e ci fanno notare che in questo mondo nel quale tutti sembrano apparentemente distratti da mille problemi e da mille pensieri, la realtà, invece, è un tantino piacevolmente diversa perché la gente, gli amici, i parenti ti pensano, si ricordano di te, ti vogliono bene e utilizzano minuti preziosi della loro esistenza per farti gli auguri e farti sentire un bel po' di calore umano. Nella mattinata e nel primo pomeriggio ho cercato di rispondere singolarmente a ognuno di voi, mai poi mi sono reso conto che era un'impresa impossibile poiché gli auguri arrivavano da ogni parte: sul profilo facebook, su messenger, su whatsApp, per telefono e allora sono stato costretto ad arrendermi. 
   Grazie, grazie, amici e grazie anche a mio figlio Eugenio per i bellissimi auguri a me e a Giuseppe junior, il mio amato nipote che nel rigoroso rispetto della tradizione meridionale, porta il mio stesso nome e per la dedica della stupenda canzone di Guccini. 
Vi abbraccio tutti con calore e grazie ancora.

 

                                        L'essenza della sinistra

    In queste quattro immagini  c'è, a mio avviso, la sintesi di cosa s'intende per sinistra, perlomeno di come l'intendo io. Nella prima foto in alto a sinistra una riflessione di un grande come Ernesto Che Guevara che costituisce o dovrebbe costituire l'essenza del pensiero di sinistra, il sunto delle opere di centinaia di pensatori, il fine ultimo di ogni governo, di ogni società: formare le belle persone,  cittadini felici,  liberi dal bisogno e da ogni catena, solidali, che rispettano le leggi, non per paura della punizione, ma perché le ritengono giuste. Cittadini "liberi e uguali" con pari diritti, pari doveri e pari dignità; membri di una società senza sfruttati e senza sfruttatori; una società nella quale vale il principio: "Da ognuno secondo le sue capacità, a ognuno secondo i suoi bisogni”, come recita la celebre frase rilanciata da Marx ed Engels. tratta dagli Atti degli apostoli; una società nella quale si pratichi l'equità fiscale secondo la massima di Enrico Berlinguer: "Chi ha tanto paghi tanto, chi ha poco paghi poco, chi non ha nulla non paghi nulla." 
  Essere di sinistra non significa perciò appiccicarsi addosso un'etichetta o portare nel portafogli la tessera di un certo partito, ma essere portatori coerenti e rigorosi di una cultura, sentirsi come gli abitanti di Utopia che guardavano con scandalo gli ambasciatori coperti d'oro in visita alla loro città ritenendoli dei delinquenti perché questa per loro essere coperti d'oro era la punizione per i peggiori criminali. Queste cose, per inciso, non le scriveva Marx, Engels e nemmeno un anarchico o un socialista libertario, ma un signore che fu fatto santo dalla Chiesa cattolica, un certo Thomas More, meglio conosciuto come Tommaso Moro. 
   Per queste idee milioni di uomini hanno lottato per quasi due secoli, hanno sparso il loro sangue, hanno speso le loro energie in tutto il mondo, da Melissa (in alto a destra nello splendido quadro di Ernesto Treccani) all'America latina, da Crotone a Guernica, da Portella della Ginestra all'Amazzonia e oggi ci ritroviamo, sconsolati a chiederci a  cosa è servito tutto ciò- 
  




                                   Andate a casa

   Oggi si riunisce la Direzione nazionale del PD per discutere (almeno ce lo auguriamo), del disastro elettorale delle recenti elezioni politiche. Qualche giornale parla di resa dei conti, ma non si capisce bene a cosa si riferisca. I conti, infatti, Renzi li ha già resi domenica scorsa. I voti del PD  si riducono  da 8.644.523 corrispondenti al 25,4% a 6,134.727 pari al 18,72% dei voti validi. Mesi fa il partito renziano ha perso diverse regioni e città come Torino, Genova, Crotone, tanto per citarne solo alcune, ha strappato dalle mani Roma al sindaco PD e l'ha regalata ai Cinque stelle, mentre le ex regioni rosse di rosse sono scomparse dalla carta geografica. Tanto per non farsi mancare niente, il segretario genio, il trionfatore delle primarie, ha pure trascinto il partito nella storica disfatta al referendum sulla devastazione della Costituzione. Quale resa dei conti ci debba ancora essere non si capisce; l’unica cosa che ogni persona di buon senso si sente di suggerire è di accompagnare lui e i suoi accoliti alla porta, cacciarli fuori e non consentirgli mai più mettere il piede in un circolo di partito.  Invece questi signori, non solo non vengono messi alla porta, ma continuano a pontificare. Il segretario uscito (?) attacca tutto e tutti, minaccia un possibile futuro rientro e vaneggia ancora improbabili rivincite, mentre i suoi accoliti ci ammoniscono a non attribuire tutte le responsabilità a Renzi. Tranquilli, ragazzi, nessuno vuole togliervi niente; si, è vero, una parte consistente è pure vostra, ma quella maggiore e di tutti noi, di quelli che una volta militavamo e votavamo per il PD che vi abbiamo tollerato. Giancarlo Paietta  quelli come voi non li avrebbe voluti nemmeno come attacchini.  
 

 

                         Renzi?  E i dirigenti regionali?

  In questi giorni di dolore e di sconcerto per la debacle del PD  dopo la cura renziana, l’attenzione si è concentrata tutta sul fiorentino al quale, giustamente, il popolo della sinistra chiede a gran voce non solo di dimettersi, ma, possibilmente di andarsene in Africa assieme a qualche suo predecessore e non far più ritorno, se non per qualche giorno di vacanza. Giusto, dobbiamo pretendere le dimissioni immediate, senza tentennamenti, senza starlo ad ascoltare un solo secondo. Va immediatamente destituito, degradato e messo alla porta. Non c’è nessun precedente al mondo di un segretario di partito, di un capo del governo, nemmeno di un allenatore di calcio che dopo due sconfitte terrificanti come quella sul referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 e quella di questi giorni, non solo non si dimette definitivamente, ma continua a condizionare pesantemente e insopportabilmente la vita di un partito che ha distrutto, demolito dalle fondamenta. Detto questo, però, non è giusto e non è onesto che le dimissioni si chiedano solo lui e non ad altre decine e decine di responsabili di questa catastrofe a cominciare dai gruppi dirigenti delle regioni meridionali come la Sicilia e, soprattutto la Calabria.
  Oggi pomeriggio, per qualche decina di secondi sono capitato su una televisione locale che dava conto di una riunione del gruppo dirigente calabrese con qualcuno che si affrettava a porre veti su un possibile dialogo con i Cinque Stelle. La pressione mi è salita immediatamente in modo vertiginoso, ma per fortuna avevo a portata di mano il telecomando, così si è subito stabilizzata. Io non so, né voglio entrare nel merito se sia opportuno o meno dialogare e cercare eventuali convergenze con il partito che, nonostante la vergognosa legge elettorale approvata per sbarrargli la strada e le innaturali alleanze tra destra, spacciata per centro, e sinistra, ha stravinto le elezioni, ma il gruppo dirigente calabrese non ha nessun titolo, per parlare, avendo prodotto da decenni disastri molto più gravi di quelli di Renzi. Avrebbero dovuto magari  parlare prima della formazione delle liste dei candidati per chiedere ad esempio, che Menniti venisse candidato a Reggio e non a Pesaro e che la regola delle due candidature, (che almeno gli ex PCI dovrebbero conoscere bene), dovrebbe essere sempre rispettata, salvo che non nasca un nuovo Gramsci o un nuovo Togliatti). Invece sono stati in silenzio perché era questo ciò che conveniva loro. Era questo che conveniva   a un gruppo dirigente eterno, che si auto conserva, che non cambia mai e quando cambia lascia in eredità le poltrone ai familiari; un gruppo dirigente che è passato di sconfitta in sconfitta che ha praticamente spazzato via la sinistra nelle città e nei paesi della regione allontanando giovani e meno giovani dalla politica. Un gruppo dirigente formato ancora da gente che trovai nello steso posto già cinquant’anni fa quando presi la tessera del PCI e che ha occupato tutte le poltrone possibili e immaginabili come in un valzer infinito, un tappo spaventoso che con l’arma del trasformismo e ha bloccato qualsiasi processo di rinnovamento e che rischia di continuare a bloccarlo fino alla consumazione dei secoli. Assieme a Renzi se ne devono andare immediatamente anche questi signori o la sinistra non uscirà mai più dalla palude nella quale è inesorabilmente affondata. 

                                   Attenti all'acqua dei pozzi 

    L’avvelenamento dei pozzi è una pratica antica che consiste nel lasciare a chi, dopo la vittoria o, in questo caso, una sconfitta, una situazione tale da non consentirgli di vivere in quel territorio o, comunque, viverci al rischio della vita e tra enormi difficoltà. Oggi, a mio modesto parere, abbiamo assistito a un avvelenamento dei pozzi con le comunicazioni dell’ormai ex segretario del PD che, annunciando le sue dimissioni, ci fa sapere che non ci saranno segretari di transizione che potrebbero, non sia mai, cambiare le balorde regole delle primarie farlocche, preparare un congresso vero e voltare pagina e, soprattutto, dialogare e confrontarsi con le altre forze politiche per la formazione del nuovo governo. A indire il congresso sarà la direzione nazionale eletta con le falsarie e zeppa dei suoi fedelissimi, mentre a decidere eventuali alleanze con chi riceverà l’incarico di formare il nuovo governo o a respingere eventuali proposte non sappiamo bene chi sarà, anche se possiamo immaginarlo.  Per quanto mi sforzi non riesco a ricordare qualcosa di simile né sul pianeta, ne in questa scalcinata Italia.  Presumibilmente, quindi, assisteremo a un nuovo congresso con le vecchie regole che hanno consegnato per due volte la segreteria del PD al conducator che da anni, come constatiamo dopo lo spoglio dei voti,  vince tutte le elezioni che si svolgono in Italia, da Torino a Genova, dalla Liguria al Friuli, da Carrara a Napoli, da Livorno a Crotone,  che ha fatto cacciare dal notaio il sindaco di Roma eletto dal popolo, che oggi siede in quel senato che avrebbe voluto abolire e che si rammarica per la sconfitta di Menniti, calabrese di Reggio candidato a Pesaro. Un congresso gestito dai suoi fedelissimi, ovviamente con Orfini garante. Come si vede, cari compagni, stavolta si cambia veramente pagina e, soprattutto, politica. Adelante, compagni (ah, no, scusate, amici)  sino alla prossima batosta.       

                                            Il megalotto

   In questi ultimissimi giorni  si è strombazzato parecchio su giornali e reti televisive locali su di uno stanziamento di un miliardo di euro per il "megalotto" (sic) Sibari - Roseto Capo Spulico per l'ammodernamento della famigerata 106 ionica Taranto - Raggio Calabria meglio conosciuta come la strada della morte. Oramai il prefisso mega viene usato per qualunque sciocchezza oltre ma mai  per le "balle".      
 In definitiva si tratta di ammodernare con la realizzazione di due corsie per ogni senso di marcia, un tratto di 33 chilometri attualmente percorribili in 29 minuti di una strada della lunghezza complessiva di 491 chilometri,  a 90 anni di distanza dalla costruzione della vecchia strada e dopo centinaia e centinaia di morti disseminati lungo il percorso, mentre nello stesso periodo (90) anni, nella parte del Paese che gode da sempre i favori dei governi, di strade ne sono state realizzate a bizzeffe, spesso perfino doppioni inutili e paralleli.  Fra l'altro il megalotto interessa un tratto di 106 che non è nemmeno dei peggiori e non quelli al limite delle transitabilità nel reggino, nel catanzarese e nel crotonese per i quali probabilmente dovremo aspettare altri 90 anni. Insomma lavori urgenti e ordinari già cinquant'anni fa,  vengono contrabbandati e strombazzati come una grande conquista e generoso regalo di questo generosissimo governo che ci ha negato perfino l'ammodernamento degli ultimi chilometri della Salerno - Reggio Calabria inaugurata (sic) in pompa magna nei mesi scorsi. Per carità di patria (ma quale patria!)  omettiamo di parlare dello stato delle altre strade calabresi, comprese le provinciali e le strade interne dei paesi. 



                                         Aiutatemi a capire



   Scusate, amici, una preghiera: qualcuno mi può spiegare questa cosa? Mi ci sto rompendo la testa, ma non riesco a capirla. Perché se uno non vota il PD aiuta i Cinque stelle? Non potrebbe, per esempio, aiutare il centro destra? Perché il segretario del PD non ha fatto cenno anche a questo rischio? E' già scontata l'alleanza con Berlusconi e soci per cui l'unico pericolo sono i grillini? Non votando PD non ci potrebbe essere, magari, la possibilità di aiutare la sola sinistra che ha una qualche possibilità quantomeno  di testimonianza in parlamento attorno alla quale costruire in un prossimo futuro una forza più consistente  credibile, visto che anche questa volta siamo riusciti ma dividerci in tre o quattro partitelli? Io voto Liberi e uguali per aiutare questa formazione, non i 5 Stelle e, per età, militanza, esperienza e cultura politica e cultura ho la presunzione di essere in grado di valutare le conseguenze delle mie scelte, così come milioni di miei compagni. Non ritiene il segretario del PD?, che slogan come questo offendano l'intelligenza di milioni di italiani che hanno deciso di non votare più il partito che votarono cinque anni fa e che ora non condividono più la sciagurata scelta di cancellare la sinistra dal panorama politico italiano e finiscano per favorire proprio i Cinque stelle?  Ma è così difficile capire che pur di non votare questo PD renziano del job act, della mala scuola, della precarietà del lavoro, della povertà diffusa, degli inciuci con la destra di Casini, Alfano, Lorenzini voterebbero perfino Belzebù se non ci fosse in campo Liberi e uguali? No, davvero non capisco. 
  

    Qualche riflessione per i miei compagni del vecchio PCI

   E’ in corso una sospetta polemica contro  Pietro Grasso, leader di Liberi e uguali da parte degli ormai avversari del PD che chiedono retoricamente cosa abbia fatto l’ex procuratore nazionale antimafia contro la mafia. Col supporto di articoli di giornali giudicati fabbrica di falsi quando attaccano il proprio schieramento politico, ma vangelo quando attaccano un avversario, si cerca di screditare l’esponente di una formazione politica che, giorno dopo giorno sembra raccogliere nuovi consensi.
  Io non so di preciso cosa abbia fatto o non abbia fatto Pietro Grasso contro la mafia, né sono in grado di scoprire e dimostrare l’esistenza di eventuali falsi fabbricati più o meno ad arte perché il mio terzo mestiere, dopo l’insegnante e il contadino, è quello del politico dilettante, essendomi occupato sempre di politica e non di legalità e giurisprudenza, per cui rovescio la domanda e la giro in politica: cosa ha fatto la politica e cosa ha fatto il PD, soprattutto negli ultimi anni, soprattutto nell’’ultimo mese, per favorire l’affermazione del concetto di legalità, per garantire, per esempio, criteri di trasparenza nella formazione delle liste dei candidati alla camera e al senato, per garantire la scelta di candidati puliti, non inquisiti, al di sopra di ogni sospetto, per combattere il vergognoso fenomeno del nepotismo, l’ereditarietà delle cariche pubbliche senza nemmeno bisogno della denuncia di successione. Ecco una bella domanda che, sono certo, resterà senza risposta. Detto questo giro a tanti miei vecchi compagni che militano nel PD qualche altro interrogativo che mi vado ponendo da un po’ di tempo.
I segretari dei circoli esteri del nord America sono in rivolta contro il PD e alcuni invitano addirittura i propri iscritti a votare Liberi e Uguali; i militanti di quelli di Londra, Parigi, Germania, Lussemburgo, della Svizzera abbandonano il partito; in Australia, nell'altro emisfero, si registrano tensioni, come in Argentina;  a Bolzano 14 esponenti della minoranza lasciano il partito in polemica con la segreteria nazionale per le candidature imposte;  nei giorni scorsi si dimettono il segretario e il vice segretario dei Giovani democratici di Crotone che scrivono:  «Dopo quasi cinque anni di militanza all’interno dei Giovani democratici e del Partito democratico abbiamo deciso, questa volta, di non sostenere il Partito democratico alle prossime elezioni del 4 marzo; una scelta maturata in primis come elettori e di conseguenza come dirigenti, scegliendo di non sostenere il partito durante la campagna elettorale. Decisione presa alla luce di alcune scelte politiche, dei governi nazionali a guida Pd e di quello regionale, che non trovano più la nostra condivisione”. In Sicilia e in tante altre zone dell’Italia e del mondo cresce lo scontento e continua l’emorragia. A questo punto, chi di dovere, se la pone o no qualche domanda sulla responsabilità di questa catastrofe? E’ colpa del destino cinico e baro? Dei baffi di D’Alema? Della caccia alla poltrona di tanti piddini che escono dal partito per andare in cerca  di un posti e prebende in una nuova formazione politica accreditata del 6%? O ci sono motivi ben più gravi come la perdita di una identità di sinistra, una politica anti operaia e anti lavoratori, una compressione costante dei diritti, uno smantellamento progressivo dello stato sociale, della sanità, un’aziendalizzazione della scuola che, fra l’altro, produce meno di prima, contrabbandata per buona scuola, una ridistribuzione della ricchezza prodotta che arricchisce ancora di più i ricchi e  getta nella più cupa miseria i poveri?
   Di fronte a una catastrofe del genere, alla cancellazione di quel poco "di sinistra " che eravamo riusciti a costuire in un secolo e mezzo di lotte,  due sono le cose da fare: o chiedere e pretendere con forza la cacciata di quelli che hanno prodotto questa situazione di sfascio o abbandonarli al loro destino. Io propenderei per questa seconda ipotesi.

 

                                   ULTIME NOTIZIE  

              Fascismo e antifascismo a Caccuri

Oggi, giorno della Liberazione, voglio riproporre, per chi non l'avesse letta e volesse eventualmente farlo, questa pagina che ricostuisce il fascismo e l'antifascismo a Caccuri.
Per leggere cliccare sulla foto. 
Buona lettura. 


22/4/2018

            Addio a Ines Mele

   Ho appreso per caso la tristissima notizia della scomparsa di Ines Mele, carissima amica e compagna di studi degli anni 60. Ines, figlia dell’indimenticabile compagno Rocco Mele e della cara Mafalda Parrotta, aveva qualche anno più di me e abitava a pochi passi da casa mia. Frequentammo insieme la scuola media nel vecchio castello di Caccuri, lei la terza e io la seconda, poi lei si iscrisse alla ragioneria e io al magistrale, però viaggiammo sempre insieme nello stesso pullman. Con lei e col fratello Romualdo al quale mi legava una grande amicizia, trascorsi molte giornate e facemmo alcune escursioni a Conserva e Sotto le timpe dove loro avevano un piccolo appezzamento di terreno. La sera ero quasi sempre a casa loro a guardate la TV essendo la loro famiglia una delle poche che possedeva un televisore. Ricordo che fu assieme a lei che vidi la prima volta in TV Pippo Baudo presentare Settevoci, una trasmissione che ci piacque molto.
  Ines, oltre a essere una bellissima e brava ragazza, era una delle studentesse più intelligenti e preparate dei paesi che scolasticamente gravitavano su San Giovanni in Fiore, una professionista che avrebbe potuto dare molto alla sua terra, ma che, invece, l’emigrazione si portò via per sempre.
  Addio, Ines, ti ricorderemo sempre.

 

5/4/2018

          Evento musicale nella Chiesa Madre di Caccuri



   Domenica 29 aprile, alle ore 20,30, nell'ambito della Primavera musicale 2018, nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie di Caccuri è previsto un concerto per coro, violoncello e percussioni con i maestri Alessandro Cimino al violoncello, Egidio Apuzzo alla fisarmonica e Francesco Gigliotti marimba e vibrafono. Dirigerà il nostro concittadino e amico maestro Luigi Quintieri che è anche il direttore del Coro parrocchiale di Caccuri che si esibirà nel corso di questo importante evento musicale. Un plauso agli organizzatori e un in bocca al lupo agli orchestrali, al nostro coro e al mio carissimo amico Luigi.

 

3/4/2018

                               Le bufale degli esperti

  Quando nei primi anni 80 presi atto che Zifarelli è una zona esposta a venti impetuosi, su consiglio di alcuni esperti piantai lungo il confine cinque cipressi che avrebbero dovuto costituire un'efficace barriera ai capricci del dio Eolo. Quattro di loro morirono o furono abbattuti dal vento ancora giovani. Ne rimase uno maestoso, gigantesco, alto più di 10 metri, sembrava robusto, forte, invincibile, invece si è rivelato un gigante dai piedi di argilla. E' bastato un vento appena più forte dei soliti per sradicarlo e buttarlo giù come un fuscello, mentre tutti gli alberi della zona. compresi quelli rachitici e stentati sono ancora lì, in piedi, a farsi beffe del colosso.  Vatti a fidarti degli esperti! Ora mi ci vorranno un paio di settimane di motosega e olio di gomito per sgombrare il campo dalla carcassa e seminare i fagioli, poi, al posto dei cipressi, pianterò una siepe di giunchi.  Non fermeranno il vento, ma perlomeno lo asseconderanno e non rischierò di rimanerci sotto. Aveva ragione nonno Saverio quando mi diceva che il fenomeno atmosferico più pericoloso non è la pioggia e nemmeno la neve, ma il vento. Lui si che era un esperto!

 

25/3/2018
  E' morta Antonietta Marra



   E morta ieri a Roma, all'età di 83 anni,  la nostra compaesana Antonietta Marra, vedova Ciorra.  Antonietta, che aveva sposato Alessandro Ciorra, era una delle figlie di Maria 'a Longa. Era, come le sorelle e come la madre, una persona amabile, discreta e brava di quelle che in paese ricordano tutti con affetto e simpatia, anche se viveva da moltissimi anni lontana dal Caccuri. Ai familiari e ai parenti tutti le più sentite condoglianze. 

25/3/2018

                                 Addio a Maria Guzzo

   Si è spenta nella mattinata di oggi, all'età di 83 anni, la cara Maria Guzzo, vedova Blaconà. A Maria, ai suoi genitori, al marito, l'indimenticabile Peppino,  mi legavano una infinità di ricordi oltre a un'amicizia particolarmente intensa anche per via di un sangiovanni di battesimo con la famiglia di mio padre, un legame che era poi rafforzato dalla comunanza di idee, sia col padre. Giovanni Guzzo, sia con Peppino.
   Donna solare, col suo eterno sorriso stampato sulle labbra, Maria era donna buona, amabile, gentile, sempre prodiga di un incoraggiamento, di un consiglio, di un augurio per il suo prossimo. Donne così non si dimenticano e dobbiamo ritenerci fortunati di averle conosciute e di aver goduto della loro stima. 
   In questi momenti di dolore sono particolarmente vicino alle figlie, Mena e alla cara collega Margherita, ai generi Salvatore e Domenico, al fratello, alle sorelle e ai nipoti tutti. Addio, Maria, ti ricorderemo sempre. Che la terra ti sia lieve. 

 

25/3/2018

                                  Parma chiovusa ......

   Parma chiovusa, gregna gravusa, recita un antico adagio caccurese di quando mangiavamo il pane e la pasta di grano duro coltivato dai nostri contadini sulle nostre terre e che oggi dovremmo riadattare con "Parma chiovusa, niente processione" com''è successo stamattina, visto che per uno di quegli strampalati accordi commerciali che i nostri governanti sbandierano sempre per epocali  successi,  il grano non possiamo produrlo noi, ma dobbiamo comprarlo all'estero, tanto per aiutare la nostra terra e la nostra gente. Noi, però, fin quando ci sarà possibile e fin quando nei nostri paesi resteranno ancora qualche centinaio di persone, continuiamo a goderci questi splendidi capolavori delle nostre donne, questi prodotti tipici di una tradizione tipicamente caccurese esportata anche nei paesi confinanti, queste "palme" di carta crespa con cioccolatini, confetti e uovetti che le madrine regalavano ai figliocci nei primi  anni di vita e che le madri portavano al calvario (quando ancora esisteva) per farle benedire dal sacerdote la domenica delle Palme. 

 

22/3/2018

                        AKERONTHIA A CERENZIA



   Nuova lezione sull'antica Akeronthia, questa volta, su invito di Pina Falbo e delle altre colleghe,  a Cerenzia, la cittadina fondata da Ferdinando II di Borbone verso la metà del secolo XIX e nella quale si trasferirono i discendenti degli Enotri quando furono costretti da numerose calamità naturali ad abbandonare l'antica cittadina che si vuole fondata da Filottete qualche miglio più a est. Anche a Cerenzia le colleghe sono lodevolmente impegnate in un progetto didattico coordinato  che si ripropone di far conoscere ai fanciulli la nostra storia, abituarli alla ricerca e, soprattutto, farli innamorare di questa parte d'Italia e d'Europa che tanta influenza ebbe nella storia e nella cultura della Penisola e dell'intero continente europeo.  Ritrovare l'orgoglio delle nostre radici e imparare ad apprezzare e amare la nostra terra è un sicuro antidoto all'abbandono e all'emigrazione per arrestare l'emorragia di risorse umane che rischia di desertificare e far morire la Calabria e l'intero Mezzogiorno. Un plauso e un augurio di buon lavoro alle colleghe e ai fanciulli. 

    

21/3/2018

             Venti di speranza. di Franco Ambrogio all'UPMED



  Tanta gente e un gran bel dibattito, ieri pomeriggio, nella sede dell'Università popolare del Mediterraneo di Crotone alla presentazione del libro di Franco Ambrogio, Venti di speranza, edito da Rubbettino. 
   A dialogare con l'autore il "padrone di casa", Maurizio Mesoraca, presidente dell'UPMED e Gaetano Lamanna, segretario provinciale del PCI nei primi anni '70 e dirigente regionale dello stesso partito. 
   Franco Ambrogio, segretario regionale del PCI dal 1970 al 1980, deputato per tre legislature e vice responsabile della Commissione meridionale del partito con Abdon Alinovi, in Venti di speranza, ricostruisce la storia politica della Calabria nel periodo compreso tra il 1943 e il 1950; gli anni dell'armistizio e della liberazione della regione, della svolta di Salerno e della partecipazione dei comunisti alla ricostruzione, alla fase costituente, alla nascita della repubblica;  gli anni della lotta per la terra che vide il suo culmine con la strage di Melissa, i decreti Gullo, la concessione delle terre e il sostanziale fallimento della riforma agraria che diede poi origine allo svuotamento della Calabria e del Mezzogiorno, serbatoi di manodopera a basso costo e mercato nel quale vendere beni prodotti nelle altre aree del paese.  Il volume si avvale di una premessa di Rosario Villari, uno dei più accreditati storici contemporanei. 
  Pregevoli gli interventi del presidente Mesoraca e di Gaetano Lamanna il quale ha evidenziato come attraverso la la lotta per le terre il PCI forgiò una classe dirigente e contribuì alla costruzione della democrazia repubblicana, operazione, come ha spiegato Ambrogio, che non ha trascurato di evidenziare anche l'apporto di frange della Democrazia Cristiana, soprattutto di preti che si ispiravano all'opera di don Sturzo a queste battaglie, che fu resa possibile dalla svolta di Salerno e dall'attribuzione al PCI di un ministero importante come quello dell'agricoltura.
    La conquista della terre incolte, nonostante i limiti, i problemi e il sostanziale fallimento della riforma agraria dopo la cacciata dei comunisti e la nomina di un ministro dell'agricoltura esponente degli agrari come Antonio Segni. contribuì, comunque, ad avviare una profonda trasformazione del Marchesato, della Calabria e del Mezzogiorno, nonostante i condizionamenti che PCI e DC subivano rispettivamente da parte del blocco sovietico e dagli anglo americani. 
  Insomma un'altra bella iniziativa, un'altro fiore all'occhiello dell'Università popolare che continua a promuove libri e cultura a getto continuo. 


20/3/2018

Sul web "le origini" di Federico Lamanna


   Il nostro amico Federico Lamanna, il giovane fotografo di origini caccuresi che la scorsa estate ha esposto le sue pregevoli foto su Caccuri e dintorni nella mostra personale Ritorno alle origini, allestita nel castello di Caccuri, ci informa che ha dato vita a un sito internet nel quale ha inserito tutti i suoi bellissimi scatti. Si tratta di una vera e propria galleria digitale che vi invito a visitare perche ne vale veramente la pena. 
   La mostra è visitabile cliccando il seguente link
http://federicolamanna.com/portfolio/ritorno-alle-origini/
    
   Complimenti e Federico e ad maiora e un saluto affettuosissimo alla cara Michela Raimondo, madre del nostro bravo artista. 

 

07/3/2018

    Intitolata ad Antonietta Ambrosio la sede AIDO di Caccuri

   Sarà intitolata alla compianta Antonietta Ambrosio, domenica 18 marzo, nei locali dell'ex scuola elementare di via Adua, in occasione dell'inaugurazione,  la sede caccurese dell'AIDO, l'associazione dei donatori di organi costituita da qualche mese nel piccolo paese della provincia di Crotone. Ce ne dà notizia la collega Pina Falbo con un comunicato. 
   Si tratta di un doveroso atto di omaggio nei confronti di una donna da tutti stimata in paese per la sua franchezza, la sua lealtà, la sua generosità della quale ha voluto dare testimonianza anche in punto di morte con la donazione delle cornee che consentono ad altri occhi di continuare a vedere la luce. Un saluto commosso e deferente all'amica Antonietta e un plauso ai dirigenti dell'AIDO locale. 

05/3/2018

           Auguri alla neo senatrice Margherita Corrado

    L'archeologa  crotonese dottoressa  Margherita Corrado, e stata eletta senatrice per il Movimento 5 Stelle  nel collegio di Crotone - Corigliano con oltre il 51% dei voti. Un giusto premio per questa studiosa laureata in Lettere Classiche (indirizzo archeologico) presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano,  specializzata presso la Scuola di Specializzazione in Archeologia di Matera. esperta dell’età post-classica, con particolare riferimento all’alto Medioevo di marca bizantina.
   La neo senatrice è da anni prestigiosa e autorevole collaboratrice dell'Università Popolare del Mediterraneo e collabora anche ai Quaderni Upmed.  Da tutti noi i più fervidi auguri per il brillantissimo successo e un in bocca al lupo per il lavoro parlamentare che l'attende. 
      Giuseppe Marino, responsabile Ufficio informazione UPMED

 

24/2/2018
                 La storia "si fa  viva" 
                          

   Mattinata dedicata ancora una volta alla storia locale questa mattina nei locali della scuola media, per gli alunni della Scuola primaria M. F. Sperlì. Per l'occasione si è parlato della fondazione e della tormentata storia di Akeronthia, l'illustre città fondata dagli Enotri sulla sommità di una collina  nella valle del Lese in un periodo compreso tra l'XI e il X secolo avanti Cristo,  vero e proprio libro di storia all'aperto del quale abbiamo più volte parlato su queste pagine. 
  La lezione è consistita in una visita virtuale all'antica Cerenzia in sostituzione di quella reale che non si è potuta effettuare per l'inclemenza del tempo. La mattinata è poi proseguita con la visita della scolaresca al nostro "museo privato" della civiltà contadina. Un saluto affettuoso e un ringraziamento affettuoso agli alunni e alle colleghe che ogni tanto ci danno l'opportunità di sentirci ancora utili a qualcosa. 

19/2/2018

 Grande dibattito all'UPMED alla presentazione di "Roccabernarda" 

   Dibattito serrato e interessante, ieri pomeriggio, nella sede dell’Università popolare del Mediterraneo di Crotone in occasione della presentazione del volume “Roccabernarda - Storia e istituzioni”, la storia del paese del Marchesato ricostruita da nove ricercatori calabresi coordinati dal dott. Rocco De Rito, curatore del libro il quale nel suo intervento che si è soffermato a lungo sul contenuto dell’opera e sulla valenza storico – sociale di questa importante pubblicazione, assieme al presidente dell’associazione Maurizio Mesoraca e a due coautori, fra l’altro membri del direttivo dell’Upmed, lo storico e ricercatore Andrea Pesavento e l’autore di queste note.
  A innescare la discussione è stato proprio il pregevole intervento di Andrea Pesavento che ha messo in evidenza il ruolo storico di Roccabernarda e dei paesi dell’Alto Marchesato e della Presila nell’economia agro – silvo - pastorale del comprensorio, un  processo che ha favorito la nascita e lo sviluppo di comunità coese e con una identità ben definita. Un ruolo che, però, è venuto meno per l’abbandono dell’agricoltura e delle attività pastorali con l’avanzare del nuovo e con la trasformazione dell’agricoltura e dell’allevamento e che oggi è messo definitivamente in crisi dalla globalizzazione e dalla delocalizzazione delle colture. Tutto ciò in anni più recenti ha provocato l’abbandono delle zone interne e il trasferimento delle popolazioni nelle zone costiere con la conseguente urbanizzazione selvaggia del territorio, ma oggi anche i paesi rivieraschi e la stessa Crotone rischiano di sparire per gli stessi motivi. Ed ecco che libri come questi, ha fatto osservare il presidente Mesoraca che ha alle spalle  un passato da senatore, diventano preziosi, non solo per ricostruire una identità storico – politica e sociale, ma anche per fare il punto della situazione e far conoscere le nostre notevoli risorse che non sono solo culturali, archeologiche, paesaggistiche e ambientali, ma anche economiche, a partire dai nostri due grandi fiumi, il Neto e il Tacina, dalla terra che consentirebbe la coltivazione di specie autoctone e pregiate, dai monumenti e dai percorsi didattici che si potrebbero realizzare. Insomma tutta una serie di attività umane che potrebbero creare occasioni di lavoro e di sviluppo in grado di arrestare l’emorragia di risorse umane e la fuga dei nostri giovani.  Tutto ciò è possibile, ha continuato Mesoraca, solo riuscendo a fare rete tra le associazioni culturali, le amministrazioni comunali, gli operatori economici dei diversi paesi superando  anacronistici campanilismi, sciocche gelosie, inammissibili divisioni che ci indeboliscono e ci fanno perdere importanti opportunità. Concetti che sono stati ripresi e riaffermati anche da alcuni interventi del pubblico come quello di Pino Condello, presidente de Le Arnia, un’associazione che fa rete con l’Upmed assieme a Libera e all' Arci nel Polo culturale crotonese, della giornalista Giovanna Calvo che ha ricordato la fallimentare esperienza della Borsa turistica e di altriintellettuali e tecnici presenti in sala.

 

14/2/2018

             L'UMPED PRESENTA "ROCCA BERNARDA - STORIA E ISTITUZIONI

    Dopo quella del bel romanzo di Pantaleone Sergi, ancora una presentazione di un libro nel mese che l'Università popolare del Mediterraneo dedica a questo genere di iniziative, domenica 18  febbraio nel salone del Dopolavoro ferroviario di Crotone. Questa vola si tratta di "Roccabernarda  Storia e Istituzioni", un libro scritto da otto autori ricercatori e storici del territorio, curato dal dott. Rocco Derito, autore dell'introduzione e che si avvale della presentazione del prof. Pietro Dalena, professore di Storia medioevale all'Università della Calabria. 

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