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Mercoledì 15 agosto 2018

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Addio a "Gesina" Aggazio

 
Il Viaggio nella Memoria di Luigino Ventura

Gratteri vince il Premio Caccuri e Cacciari prova a disegnare una nuova Europa

Serata di alto profilo al Premio Caccuri con Cuperlo , De Bortoli, Ferrario e Gratteri

FRANCESCA LACARIA SI LAUREA IN GIURISPRUDENZA
      

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Libri a grappoli nella Giornata della conoscenza

 Personaggi ed eventi di Calabria al Vurdoj   
 

 Il CalabrOne e l'UPMED al Vurdoj per promuovere la cultura

     Il FATTO 
        
   
Ferragosto di sangue, tanto per cambiare

Presentato a Castelsilano il romanzo di Carlo Rizzo

Gianni Cuperlo, un altro grande ex PCI a Caccuri

La tragedia di Marcinelle

  LA STRAGE CONTINUA: NESSUNO SI SENTA ESCLUSO 
         

UN PAESE MALATO

LA LUNA SI TINGE DI ROSSO - L'ECLISSE DEL SECOLO

Monnezza sui social e  pulizie estive

Auguri, segretario

Aumentare le aree coltivate a granturco

  "Arrangiatevi", il dissolvimento dell'esercito italiano

Boeri, Salvini e La Palisse

Il cane che non si morde la coda 

Cultura, amcizia, calore umano alla cena dell'UPMED

L'ultima catastrofe        
L'ultima fatica artistica di Vincenzo Parrotta

Un prezioso strumento per i lingusti calabresi

Una fiaba di Grazia Fasanella alla Kid's Fest

I

  


   





 

             


                                        IL FATTO  

 

15/08/2018

                 Ferragosto di sangue, tanto per cambiare

Ancora una volta in questo maledetto paese una terribile sciagura viene a macchiare di sangue una festa solenne, forse la festa per antonomasia, il Ferragosto che tutti attendono un anno intero per godersi in pace le strameritate ferie; ancora una volta lutti, pianti strazianti, poveri corpi martoriati, vittime innocenti che si potevano e si dovevano evitare. Non è possibile che un viadotto di un’importante autostrada si sbricioli come un wafer senza che nessuno se ne accorga per tempo. Le ipotesi a me sembrano essere due: o non sono stati fatti controlli negli ultimi mesi, nelle ultime settimane, o, se sono stati fatti si è preferito nascondere la gravità della situazione e continuare a tenere aperta la struttura per macinare soldi. Adesso partiranno le solite inchieste, si istruiranno i soliti lunghissimi processi per la gioia degli “opposti avvocati” e magari assisteremo alla solita storia all’italiana nella quale, parafrasando Guccini “ci sarà sempre chi pagherà le spese in questo benedetto, assurdo bel paese” le vittime, com’è sempre stato sin dalla nascita di questo stato, mentre i carnefici la faranno sempre franca. Qualcuno si chiederà chi siano i carnefici eppure è evidente: il carnefice principale è il capitalismo che costringe uno stato ad affidargli importanti infrastrutture da poter sfruttare fino alla consumazione dei secoli incamerando miliardi e miliardi e ancora miliardi. Con quello che paghiamo in Italia di pedaggio dovremmo viaggiare su ponti di platino e acciaio e su asfalto lastricato d’oro, invece attraversare l’Italia, anche nel Nord colonizzatore è sempre un calvario, quando non si trasforma in tragedia come ieri.  

P.s.
Mi evito l'ipocrisia di augurare un buon ferragosto; per nessuno di noi oggi è un buon ferragosto

 

12/08/2018

             Presentato a Castelsilano il romanzo di Carlo Rizzo



    E' stato presentato ieri pomeriggio a Castelsilano, in un grazioso locale di villa Daino, il primo romanzo di Carlo Rizzo nel quale l'autore, attraverso le vicende di Sandro, un maestro elementare di Genova mandato a insegnare in Calabria e di una giovane collega del luogo, ricostruisce la vita e la storia del suo paesino agli inizi degli anni '60 del secolo scorso. Laconinas, infatti, non è altro che l'anagramma di San Nicola dell'Alto, uno dei tre paesi dell'enclave arberesch della provincia di Crotone, un luogo nel quale gran parte della popolazione all'epoca conosceva solo la lingua arberesch e quella calabrese e cercava di farsi capire traducendo l'antico albanese nel dialetto calabrese. Il periodo storico è quello dell'entrata in crisi delle miniere di zolfo della zona e la conseguente emigrazione in Belgio dei minatori locali che però, organizzati dai partiti e dai sindacati lottavano per cercare di conservare il lavoro e il pane nella terra natia. 
   Sandro, il giovane insegnante genovese finisce per innamorarsi non solo della sua collega, ma anche del paese e della sua gente, soprattutto dei bambini spesso affidati ai nonni dai genitori emigrati e per questo bisognosi non solo di istruzione, ma anche di affetto e calore umano, come fosse un Carlo Levi in un nuovo paese dimenticato da Cristo. Questo è quanto mi è parso di capire nel corso della presentazione di un libro che non ho ancora letto, ma che, sono sicuro, leggerò tutto d'un fiato. 
  Carlo Rizzo, amico e compagno di vecchia data, sindaco del suo paese e presidente della Comunità montana Alto Crotonese qualche anno dopo di me, laureato il lettere presso l'Università di genova, è docente di materie letterarie nelle scuole superiori. A me non resta che fargli un grande in bocca al lupo. 

                      Gianni Cuperlo, un altro grande ex PCI a Caccuri

 

  Dopo Pietro Folena, Bianca Braccitorsi, Sergio Sedazzari, un altro dirigente nazionale di un partito di sinistra proveniente dall'ex PCI, fra l'altro, anche lui come Folena ex segretario nazionale della FGCI, visita Caccuri ospite del premio letterario. Questa volta si tratta di Gianni Cuperlo, uno dei politici più seri, onesti, coerenti, oltre che grande intellettuale e persona garbata. Ospitare nel nostro paese uomini come lui è davvero un grande piacere e un onore forse immeritato. Fra un'ora presenterà il suoi libro sul futuro della sinistra in viale Convento. 

                    

                          La tragedia di Marcinelle: una lezione da non dimenticare

 

 

 

 

   L' 8 agosto del 1956 il mondo fu scosso dalla tragedia di Marcinelle, una delle più grandi sciagure minerarie della storia che provocò la morte di 262 minatori, 136 dei quali italiani. Tra quest’ultimi molti meridionali emigrati dalla loro terra che non dava pane per morire carbonizzati nell’inferno della miniera belga.
    Quella mattina, nell’infernale cava del Bois du Cazier, nei pressi di Charleroi
 erano al lavoro 274 minatori. Solo pochi si salverono, gli altri troverono una morte orrenda a  causa di un incendio provocato da un vagoncino che, sporgendo da un ascensore tranciò una condotta di olio in pressione e alcuni cavi elettrici  innescando un cortocircuito. Un errore umano, purtroppo, un tragico errore umano fu la causa di una così spaventosa catastrofe.  In un breve lasso di tempo le varie gallerie si riempirono di esalazioni mortali e per i lavoratori non vi fu scampo. Alcuni di loro cercarono si salvarsi scendendo ai livelli più bassi della miniera essendo preclusa la risalita, ma ciò non valse a nulla. 

   I soccorritori, nelle prime  riuscirono a riportare in superficie solo 9 corpi, poi dovettero attendere ben quattro giorni prima di poter raggiungere il livello 907. Ai loro occhi apparve così una scena apocalittica, con centinaia di corpi arsi per l’immane calore, irriconoscibili che venivano recuperati   e trasferiti nelle camere mortuarie allestite in tutta fretta. Centinaia di persone trascorsero le notti e i giorni aggrappate ai cancelli in cerca di notizie, quasi sempre frammentarie, a volte anche pietosamente reticenti, ma  sempre più drammatiche e strazianti. L’opera pietosa di recupero dei corpi durò parecchi giorni, poi  fu possibile stilare il terribile bilancio definitivo. Tra i caduti tantissimi abitanti del Sud d’Italia: siciliani calabresi, pugliesi, molisani,  i cosiddetti “musi neri” partiti per spalare carbone in Belgio, anche grazie al vergognoso accordo tra il governo italiano e quello belga che prevedeva l’acquisto di carbone  in cambio dell’impegno di favorire l’emigrazione di 50.000 minatori. Per il Belgio,  paese allora “affamato di manodopera” in quel disastroso dopoguerra partirono, invece,  140.000 emigrati lavoratori italiani che si portarono dietro anche 18.000 donne e 29.000. Tra loro anche l'ex partigiano caccurese Giovanni Sgro.       
   Il paese di Mannoppello in provincia di Pescara fu quello che ebbe il più alto numero di morti,  ma anche  altri paesini del Meridione diedero il loro contributo di lacrime e di sangue a questa immane tragedia che, dopo quella di Monongah nel West Virginia e  di Dawson nel Nuovo Messico fu quella con il maggior numero di  caduti italiani sul lavoro. Il dolore per le vittime della tragedia belga si sommò a quello per l’affondamento dell’Andrea Doria, il più grande e moderno transatlantico italiano speronato, solo otto giorni prima, al largo di New York, dal piroscafo svedese
Stockholm. In quell’occasione le vittime furono 46, ma Marcinelle  provocò  un dolore molto più atroce e soprattutto  la consapevolezza che nella miniera belga non erano morti soltanto 274 minatori, ma con essi anche la dignità del mondo del lavoro. Fu per questo che i giornali di tutto il mondo seguirono giorno dopo giorno la triste vicenda per capirne le ragioni, informare l’opinione pubblica mondiale sulle condizioni di lavoro dei minatori, dare un loro contributo alla formazione di una cultura della prevenzione per evitare il ripetersi in futuro di tali catastrofi.
   Della tragedia di Marcinelle si sono occupati anche scrittori, poeti, sceneggiatori, registi cinematografici che hanno inteso, con le loro opere, tenere vivo il ricordo della sciagura e desta l’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Uno dei primi artisti a scrivere sulla triste vicenda fu il poeta siciliano Ignazio Buttitta con la sua celebre ballata sullo zolfataro Turi Scordo che lascia la sua Mazarino per morire orrendamente in Belgio. Di recente la Rai ha prodotto una toccante fiction tratta da un soggetto di Laura Toscano e Franco Marotta  che ricostruisce fedelmente il  dramma, l’ambientazione, il disagio dei lavoratori italiani costretti a convivere con una popolazione locale non sempre molto ospitale, le fredde baracche nelle quali erono ospitati. 
  Purtroppo “la lezione di Marcinelle”, così come quelle di tanti altri grandi incidenti sul lavoro pare siano servite a  poco e di lavoro, soprattutto di lavoro nelle cave e nelle miniere si continua a morire, anche se fortunatamente, come nel caso della miniera cilena di San Josè, grazie anche alle nuove tecnologi, a volte si riesce anche a sopravvivere. 

                                              
Giuseppe Marino

 

 

         LA STRAGE CONTINUA: NESSUNO SI SENTA ESCLUSO

7/8/2018



   Sedici morti in tre giorni, stipati come animali da portare al macello in furgoni che ricordano i vagoni blindati con i quali i nazisti deportavano ebrei, zingari, partigiani, omosessuali, donne bambini nei campi di sterminio, come gli schiavi che i negrieri trasportavano incatenati nelle stive delle loro sporche navi per venderli nei mercati american. Animali da lavoro trasportati all'alba nei campi di uno dei paesi più industrIalizzati del mondo, quello nel quale una volta bastava un fischio per riempire le piazze di milioni di lavoratori pronti a battersi per i loro diritti, di un paese che vantava il più forte partito comunista dell' Occidenete  e che oggi falsi leader di sinistra, sindacati gialli, politici da due soldi, intellettuali che hanno perso la voce e la dignità, sedicenti economisti (che in questo maledetto paese sono più numerosi dei lavoratori) hanno venduto al capitalismo, alla  finanza rapace e parassitaria, al liberismo sfrenato. Questi morti dalla pelle scura sono nostri fratelli, nostri figli, uomini e donne che hanno abbandonato le loro terre inospitali, i loro paesi devastati da sporche guerre quasi sempre ispirate e foraggiate dai paesi occidentali per creare instabilità, sognando un avvenire migliore, una vita un po' più serena, dignitosa, con meno stenti per finire nelle fauci di quell'orco orrendo e famelico chiamato occidente. La carneficina di questi giorni è l'ultima di una lunghissima serie di sciagure annunciate che hanno costellato gli ultimi decenni senza che nessuno muovesse un dito per eliminare questa piaga purulenta del caporalato e dello sfruttamento. I negrieri dei secoli scorsi, i corsari, i proprietari delle piantagioni di cotone della Virginia o dell'Alabama al confronto dei nostri caporali erano persone umane e caritatevoli. Vergogna, vergogniamoci tutti: siamo tutti responsabili per la nostra inerzia, la nostra vigliaccheria. Nessuno si senta escluso. 

                                UN PAESE MALATO


Partinico, migrante picchiato: “Torna al tuo paese.
L'ex dipendente del Senato ha sparato alla bimba rom.
Spara dal terrazzo a un operaio capoverdiano, denunciato: «Volevo colpire un piccione»
Calabria, colpi di fucile contro migranti: 1 morto e 2 feriti
Roma, ristorante offende coppia gay: sullo scontrino scritte omofobe.
Calenzano, prete sorpreso in auto con la bambina: "Pensavo che avesse 15 anni"
Spari in strada a Trissino, uomo ucciso: killer fugge poi si suicida
 
La strage infinita, un femminicidio ogni 60 ore

   Questi sono solo alcuni titoli di giornale di questi ultimi giorni relativi a fatti di cronaca che ci fanno (almeno a me) vergognare di essere italiani, anche se non ho mai creduto alla frottola degli “italiani brava gente”. D’altra parte basterebbe conoscere un po’ la storia di questo paese per rendersi conto che, molto probabilmente è un paese di poeti e di navigatori, ma non certo di santi, anche se hanno spesso elevato agli onori degli altari personaggi assai discutibili.  Ormai viviamo in un luogo nel quale uno si sveglia, imbraccia un fucile, una carabina o una pistola e può esercitarsi tranquillamente al tiro al piccione sostituendo il pennuto con una bambina, con un operaio straniero che si guadagna onestamente da vivere e foraggia il sistema previdenziale e assistenziale, col rivale in amore, con uno scocciatore che passa per strada cantando disturbando il nostro riposino, con una moglie, un’amante, una fidanzata che vuole rompere il legame che la unisce a un uomo violento e odioso o addirittura con una madre o un padre che non vogliono mollare soldi e beni ancor prima di schiattare. Ebbene, in questo paese violento e mentalmente malato nel quale teoricamente il possesso di un’arma dovrebbe essere difficilissimo, ma dove le armi spuntano in mano a qualsiasi imbecille in qualsiasi momento, c’è chi ancora non è contento e che invece di chiedere maggiore sicurezza, più mezzi, più uomini alle forze dell’ordine, sproloquia di legittima difesa (fra l'altro prevista nel codice penale), possesso più facile delle armi e altre idiozie del genere.
   In questo paese, inoltre, come abbiamo visto, un sacerdote, un padre spirituale può molestare tranquillamente una bambina di 10 anni pensando, il poverino, che ne avesse 15, età nella quale, notoriamente, si è maggiorenni.  E che dire dell’episodio della coppia gay offesa gratuitamente al ristorante, pur non avendo dato fastidio a nessuno? Oggi è toccato ai gay, domani potrebbe toccare a un cieco, a uno storpio, a un sordo come me: C’è davvero da aver paura. E vergogna, naturalmente.
 

P.S.
Un grazie al mio cario nipote Giuseppe per la vigentta a corredo

 

      LA LUNA SI TINGE DI ROSSO - L'ECLISSE DEL SECOLO

  Davvero spettacolare "l'eclisse del secolo", il lungo passaggio della luna nel cono d'ombra della Terra durato quai quattro ore. L'evento eccezionale è dipeso dalla posizione della luna, in opposizione a sole e all'apogeo, cioè nel punto dell'orbita più lontano dal suo pianeta quando la velocità di "Selene" è minima. Da qui linsolita lunghezza del fenomento. 
   Qui di seguito un breve video de L'Isola Amena che documenta l'evento. 


                        Monnezza sui social e  pulizie estive 


     Oggi ho trascurato la mia campagna e sono rimasto a casa per dedicarmi alle grandi pulizie. Prima ho ripulito il pc dai file spazzatura che si accumulano periodicamente nell'hard disky, quindi mi sono concentrato su un'altra spazzatura diciamo più schifosa e nauseante: quella dei contati su facebook fra i quali si annida spesso la feccia razzista e fascitoide travestita da gente perbene, molto spesso da meridionalisti. Così mi sono liberato di un bel po' di monnezza.  A convincermi dell'improcrastinabilità di un'operazione più volte rinviata è stato questo post su Gianni Cuperlo, una canagliata che mi dicono risale al 2013 ma che periodicamente qualche idiota rimette in circolazione come in occasione della nomina del politico triestino nella nuova direzione del PD.. 
   Stando all'autore di questa canagliata il dirigente del PD, attualmente in cassa integrazione a zero ore,  sarebbe proprietario, oltre che di 5 ville in Costa Smeralda, di bel 7 villaggi turistici, un
potenziale di ricettività turistica da far impallidire la Valtur, la Veratour e tutte le multinazionali del settore messe insieme, per non parlare di D'Alema con la sua misera barchetta. Un patrimonio che sarebbe stato accumulato facendo politica, secondo il peracottaro,  pur senza avere mai amministrato un comune, una regione,  un comune, senza aver fatto il ministro, il sottosegretario, ma solo "la Cassandra" del suo partito.  Ad aggravare, se possibile, l'effetto calunnioso di post simili è la qualifica di meridionalisti o, perlomeno quella con la quale si spacciano certi individui che si piccano pure di fare ricerca e divulgazione. Se il rigore col quale fanno ricerca è lo stesso con quale fanno i post non oso immaginare il danno che possono provocare. 
  La politica non è esercizio per educande, almeno certa politica, e la rivoluzione non è un pranzo di gala, diceva Mao, ma a tutto c'è un limite; un conto è la polemica politica anche aspra, la critica feroce di un provvedimento, la battaglia campale contro il progetto politico dell'avversario, un altro è la calunnia spudorata, la menzogna gratuita, la demonizzazione dell'avversario basata su un falso così evidente che solo un cretino all'ennesima potenza, con le stesse facoltà mentali del calunniatore può prendere per buono, soprattutto se il bersaglio è un uomo onesto, garbato, equilibrato, pacato come Gianni Cuperlo. Buon lavoro Gianni e speriamo di far tornare questo maledetto paese nel consesso delle nazioni civili strappandolo all'ignoranza e alla barbarie. 

                                       Auguri, segretario          

   Esilaranti le reazioni che forse vorrebbero risultare drammatiche, allarmanti, profetiche, di alcuni esponenti del Partito Democratico alla nascita della segreteria di Maurizio Martina che dovrebbe traghettare la formazione politica al congresso dopo la disastrosa gestione renziana che ha più che dimezzato voti, iscritti e risorse umane e finanziarie. Si va dalla decisione di Emiliano, già renziano, poi dissidente, poi capo di una corrente di opposizione, di chiedere a Francesco Boccia di non accettare la nomina in segreteria, pur promettendo lealtà (eterna la definisce Calenda) a Martina, all'harakiri dello stesso Calenda, che dopo aver chiesto lo scioglimento del PD e la creazione di un altro partito, lancia la candidatura di Gentiloni, quello delle otto fiducie su quel capolavoro del rosatellum per rilanciare il PD, al Bonaccini che chiede di azzerare tutto e di andare immediatamente al congresso.
     Quando parlano di congresso i politici del PD intendono uno "strano animale" che con i congressi di partito non ha assolutamente niente da spartire.  Quando si celebravano i congressi veri si partiva da assemblee, dibattiti, dalle mozioni nazionali e dalla eventuale presentazione di mozioni locali già nelle sezioni dove si eleggevano, col solo voto degli iscritti, i dirigenti e i delegati al congresso provinciale, dove si ripetevano analoghe procedure e così via fino a quello nazionale. La linea politica che nasceva dal congresso era il frutto di un lungo dibattito nei luoghi fisici che coinvolgeva l’intero corpo del partito, dal segretario nazionale uscente all’ultimo dei militanti e non il frutto delle elucubrazioni di un presunto leader o di cene con personaggi più o meno importanti ed influenti o patti scellerati.  Erano dibattiti serrati, calorosi, a volte perfino drammatici, ma quando si arrivava alla conclusione le decisioni erano accettate da tutti proprio perché vagliate da tutti r prese alla luce del sole. La direzione nazionale, il comitato centrale, come si chiamava allora, i segretari delle sezioni, delle federazioni del regionale venivano eletti dai soli iscritti al partito, senza possibilità di inquinamenti.  Oggi quando parlano congresso in realtà si riferiscono a quel meccanismo stupido, suicida di eleggere il segretario nazionale con le primarie aperte nelle quali chiunque si trovi a passare davanti a un seggio con due euro in tasca “si prende la briga e di certo il gusto” di eleggerti il segretario del tuo partito azzerando il tuo voto. Un meccanismo idiota che non esiste in nessun partito di nessun paese del mondo.  Ecco la dannata fretta di chi vorrebbe il “congresso” subito. Non sia mai questi cambiano le regole, fanno un tesseramento vero, consistente e poi fanno votare solo gli iscritti fregando i furbetti delle falsarie aperte.
A giudicare dalle reazioni pare che Martina si partito davvero bene. Auguri, segretario, per il bene del tuo partito, della sinistra da ricostruire e di questo martoriato paese finito nelle mani di fascisti e populisti.

 

                         Aumentare le aree coltivate a granturco

    Pare che finalmente qualcosa si muova nel PD e che qualcuno torni a fare politica. Mi sarebbe piaciuto che oltre all'ottimo Gianni Cuperlo si fossero levate altre voci di ex comunisti ed ex democratici di sinistra contro lo scempio del partito e della politica di questi ultimi anni perpetrato da Renzi e dai suoi sodali e soprattutto che si fossero fatte sentire nell'Assemblea nazionale, alla presenza dell'ex segretario, però ci accontentiamo anche di queste tardive reazioni di Franceschini e del sindaco di Milano, Sala, pesanti come macigni, anche in considerazione del ruolo che l'ex ministro dei beni culturali ha avuto e ha ancora nel partito e per quello del sindaco della seconda città italiana, uno dei pochi "sopravvissuti" alla catastrofe delle amministrative. Non sia mai il loro esempio potesse magari essere seguito dai Fassino, dai Veltroni o da altri ex comunisti fulminati sulla via di Rignano. 
  Tornando alle dichiarazioni di Franceschini personalmente le ritengo di un'ovvietà sconcertante. Niente di rivoluzionario nelle sue parole permeate di buonsenso, considerazioni che ogni politico, anche il più scalzacane, avrebbe dovuto a suo tempo fare e assumere le decisioni politiche conseguenti. Dirigenti che pretendono di guidare un partito che aspirava a diventare maggioranza, che si candidava a guidare il Paese non potevano non capire che la decisione di chiudere qualsiasi dialogo con il M5Stelle, che fra l'altro aveva raccolto il consenso di metà ex elettori del PD, avrebbe consegnato già bello e incaprettato questo partito alla Lega e compromesso defininitivamente ogni possibilità di riportare gli ex elettori PD nel partito.  Si dice che "a pensar male si fa peccato, ma ci  si azzecca quasi sempre": bene, io penso che Renzi lo avesse capito benissimo, al contrario di questi dirigenti che avrebbero dovuto zittirlo e metterlo alla porta la stessa sera che
da Fazio fece saltare il banco, che invece si zittirono loro e che oggi arrivano fuori tempo massimo. Nella migliore delle ipotesi dovranno rassegnarsi a mangiare popcorn per almeno cinque anni, nella peggiore mi sa che bisognerà aumentare di molto le aree coltivate a granturco. 

 

"ARRANGIATEVI", IL DISSOLVIMENTO DELL'ESERCITO ITALIANO

    Nei giorni scorsi ho finito di leggere le interessantissime memorie di un reduce calabrese della seconda guerra mondiale, il luzzese Agostino Garritano che, dopo il dissolvimento dell'esercito italiano tra il 9 e l'11 settembre del 1943, rimasto senza ordini come tutti i soldati, gli ufficiali e i sotto ufficiali dell'esercito italiano, gettata la divisa alle ortiche e trovati alcuni stracci di fortuna con i quali vestirsi, parte da Padova dov'era di stanza e, dopo un viaggio avventuroso, giocando spesso a rimpiattino con i tedeschi che avrebbero potuto catturarlo e deportarlo in Germania come capitò a tanti suoi sfortunati compagni, tra mille pericoli e mille difficoltà, camminando quasi sempre a piedi, riesce a tornare al suo paese dove, cinque giorni dopo, lo raggiunge il fratello, anche lui sbandato e anche lui protagonista di un viaggio simile. 
   Il volume, stampato da Pubblisfera, è curato da Flaviano Garritano che me ne ha fatto gentilmente omaggio e da Camillo D'Orrico con la prefazione di Salvatore Corchiola e
una presentazione di Claudio Cortese e di Vincenzo Garofalo, presidente della Pro Loco di Zuzzi.  
  Il racconto di Agostino Garritano, avvincente ed emozionante, è quello di decine di migliaia di soldati italiani che, dopo la firma dell'armistizio, lasciati senza ordini, senza disposizioni per fronteggiare una prevedibile re
azione tedesca, senza viveri, persino senza armi, in Italia, in Grecia, in Albania si ritrvano immediatamente circondati dagli ex alleati diventati di colpo nemici, disarmati, fatti prigionieri e deportati in Germania. Molti, fortunatamente, fanno tesoro del consiglio di qualche loro avveduto comandante che ha capito l'antifona con qualche ora di anticipo "Arrangiatevi", che è anche il titolo del libro, e, gettata la divisa in un fosso, prendono la via di casa. Molti riescono a raggiungerla, altri verranno ripresi, come mio padre dopo aver percorso a piedi il tragitto Caserta- Castrovillari, altri ancora finiranno catturati, fucilati o deportati dai feroci tedeschi. 
   Nel ringraziare l'amico Flaviano per questo prezioso omaggio, mi sento di consigliare a tutti la lettura di questo racconto che, con semplicità, senza alcun fine politico, senza neppure accennarvi, mette in risalto l'insipienza, la codardia, la fellonia di una dinastia e di una casta militare sabauda che anche in questa occasione, sulla pelle di tanti poveri giovani, continuano a provocare lutti, dolore e sangue e a coprire di vergogna se stesse come a Custoza, come a Lissa. come a Caporetto, come in Grecia, in Russia, in Africa orientale. 


                           
Boeri, Salvini e La Palisse

   Nei giorni scorsi, in occasione della Relazione annuale al Parlamento, il presidente dell'INPS Tito Boeri, che è persona seria e manager capace, anche se qualche sua idea può non piacere ( me qualcuna non piace), fa una dichiarazione lapalissiana: "La presenza degli immigrati è sovrastimata" e, comunque, "senza nuovi ingressi il sistema non regge e allo stato gli squilibri non sono diversamente sanabili."  "I numeri non si possono intimidire", aggiunge l'economista, una cosa che dovrebbe tagliare la testa al toro. Ciò è bastato per far arrabbiare Salvini che lo accusa di "fare politica (sic)" A parte il fatto che qualsiasi cittadino italiano, ha il diritto costituzionale di fare politica, è evidente che l'abilissimo politicante Salvini  non ha la più pallida idea del significato di politica. Va bene che non è un filosofo e magari non avrà mai sentito parlare della Grecia e della Magna Graecia, ma qualcuno dovrebbe spiegargli che tutto l'agire umano è politica, dalla scelta di un detersivo o un deodorante o un capo di abbigliamento, alla scelta di un'impresa di puntare sulla qualità piuttosto che sul prezzo, all'alternativa tra una scuola tecnicistica o una umanistica e così via.  Ma mi rendo conto che questi sono discorsi molto complicati per un leghista. In ogni caso è sempre molto difficile smentire Monsieur de La Palisse. 

                                         Il cane che non si trova la coda

   Non è la prima volta che istituti qualificati, pubblicazioni specializzate, addetti ai lavori certificano che l'Università della Calabria è ai primissimi posti tra le università italiane per strutture, accoglienza e qualità della didattica, ma, nonostante questi giudizi lusinghieri, questi riconoscimenti, molto si è fatto e molto si continua a fare per renderle la vita difficile: dal proliferare di altre università nella stessa regione come già si fece a suo tempo per gli aeroporti, il che, probabilmente, contribuisce a polverizzare le poche risorse finanziarie disponibili, alla riduzione costante dei finanziamenti, anche se questo riguarda un po' tutte le università italiane. Ma la cosa che più rattrista è l'emigrazione di migliaia di studenti calabresi che all'Unical preferiscono altre università del centro nord e poi, conseguita la laurea, si lamentano del fatto che in Calabria non si trova lavoro e che devono emigrare una seconda volta dopo essere emigrati per studiare, pur non essendocene bisogno. Per creare occasioni di lavoro bisognerebbe in primis far sì che la regione non si spopoli e perché non si spopoli bisogna viverci, studiarci, curarsi nella nostra terra, fare la spesa nei nostri negozi, tagliarsi i capelli dai nostri barbieri, bere il caffè nei nostri bar, insomma dare lavoro a chi ci lavora per creare nuovo lavoro. E' il cane che si morde la coda, ma che da noi non riesce mai a trovarla. 



            Cultura, amicizia, calore umano alla cena dell'UPMED

30 giugno 2018



   E' stata una bellissima serata quella di ieri per la cena di chiusura dell'anno accademico dell'Università Popolare del Mediterraneo, una cena al lido Garden di Crotone, sulle rive dello Jonio, By the Ionian Sea, come avrebbe detto Geoge Gissing, uno scrittore intellettuale che il Mediterraneo e la Magna Graecia li conosceva benissimo attraverso lo studio approfondito dei testi classici di Orazio, di Virgilio, di Marziale, di Properzio, di Casisodoro e la cui conoscenza approfondì nel corso del suo viaggio nella nostra Calabria sul finire del XIX secolo a Taranto, a Crotone, a Catanzaro che descrisse nel suo celebre libro. E' straordinario l'interesse che i grandi intellettuali europei mostravano per la nostra terra un tempo culla della cultura e del pensiero europeo e mondiale e oggi in degrado e a rischio di spopolamento, una terra che amavano e che desideravano visitare anche a prezzo di pericoli e sacrifici enormi per ritrovare il fascino e la cultura della Magna Graecia.
  Ma ritornando alla cena mi preme dire che si è trattato di un'occasione meravigliosa per ritrovarci insieme, per conversare di cultura, di arte, di bellezza per gustare il nostro eccellente cibo mediterraneo e oper stare insieme in amicizia perché l'Università popolare del Mediterraneo non è solo istruzione, formazione permanente, arte, cultura, bellezza, ma anche solidarietà, amicizia, calore umano. Tutto questo e altro ancora. Un grazie di cuore al presidente Maurizio Mesoraca, al rettore Vittorio Emanuele Esposito e a tutti gli amici di questa meravigliosa associazione. 

 

                                                      L'ultima catastrofe

Dopo Torino, Roma, Genova, Livorno, la Liguria, il Friuli, Crotone, oggi è la volta di Siena, Massa, Pisa, Imola. Fortezze un tempo inespugnabili oggi cadono come se fossero di ricotta; quelle che erano zone rosso sangue oggi diventano più nere della pece. La sinistra, o meglio quella che da anni si tenta di spacciare per sinistra è cancellata dalla carta geografica della penisola italiana. Mai in Italia nessuno ha mai perso come questo gruppo dirigente del PD, né mai nessuno si è dimostrato più arrogante, più sensibile, più tenacemente attaccato alla poltrona, senza un briciolo di dignità. Solo chi ha un disegno preciso, spietato e lucido, una sporca missione da portare a termine, un pilota si un aereo che ha deciso di suicidarsi trascinandosi dietro l’equipaggio e i passeggeri può comportarsi così.  Dopo l’ultima catastrofe dei ballottaggi di ieri cosa aspettano Renzi e i renziani a sparire dalla scena politica senza mai più rimetterci piede e che aspettano l’opposizione interne, gli iscritti i militanti, a in sorgere e a cacciarli via in malo modo, che tornino i dinosauri? Che un meteorite gigante colpisca la terra? Una nuova era glaciale? Capisco che il numero dei militanti, degli iscritti, degli esponenti dell’opposizione è nettamente inferiore a quello dei dirigenti renziani per cui temono, giustamente di essere accerchiati e sopraffatti, ma è meglio morire combattendo che vivere in queste pietose condizioni. Ora o mai più,  non ci sono alternative e il tempo è scaduto da cinque anni.

                                         L'ultima fatica artistica di Vincenzo Parrotta

    Oggi voglio presentarvi l'ultimo lavoro di Vincenzo Parrotta, artista autodidatta, umile, sicuramente un bravo "artigiano del pennello" che continua a dipingere incurante delle mode, seguendo l'estro e la fantasia. In questi ultimi mesi dedica la sua attenzione a panorami e scorci caccuresi che trasfigura e illumina con mescole particolari di colori che ricorda vagamente l'impressionismo. Comunque, senza addentrarmi nella critica artistica che non è certo il mio mestiere, mi limito ad ammirarne la bellezza, una bellezza della quale ognuno può godere con una visita alla bottega di Vincenzo all'incrocio tra via Misericordia e via Portapiccola. 

                   Un prezioso strumento per i linguisti calabresi

  Per gli amanti delle nostre stupende lingue locali calabresi segnalo questo pregevole volumetto del prof. Michele De Luca allegato all'ultimo numero de La Radice, periodico dell'omonima associazione culturale badolatese che annovera tra i suoi fondatori e dirigenti il carissimo amico prof. Vincenzo Squillacioti e della quale mi onoro di essere socio. 
  
Questa grammatica e sintassi del glottologo di origini calabresi si rivela un preziosissimo strumento per imparare a scrivere i dialetti calabresi, cosa che facciamo poco e, spesso, male, affinché questo incommensurabile patrimonio attraverso il quale, come e forse più delle lingue "nobili" nel corso dei secoli sono state veicolate notizie storiche, geografiche, tradizioni, folklore, canti del popolo, ovvero le colonne sonore della vita dei calabresi, aspetti importanti della società contadina, tecniche colturali, di conservazione degli alimenti e tanto altro ancora. Un grazie di cuore agli amici di La Radice che si sono resi promotori di un'operazione culturale davvero di notevole livello. 

                               
     
                         Una fiaba di Grazia Fasanella alla Kid's Fest 

  La Kid's Fest di domenica scorsa nel centro storico di Caccuri, è stata l'occasione per assistere alla rappresentazione di una interessante fiaba di Grazia Fasanella, un'autrice cosentina, che oltre a scrivere, interpreta e dirige i suoi lavori. In quest'occasione si è avvalsa della collaborazione di un gruppo di anziani di un centro sociale che si sono calati nei panni di alcuni maghi con la maestria di attotri consumati. Di seguito un breve video dell'avvenimento



                                   ULTIME NOTIZIE  


13/08/2018

                  Addio a "Gesina" Aggazio



   Si è spenta questa mattina, all'età di 87 anni, Gelsomina Aggazio detta Gesina. La notizia mi ha provocato una profonda tristezza. Gesina è una di quelle persone che conoscevo da sempre, vicina di casa, donna gentile e discreta. Fino a  qualche anno fa quasi ogni volta che mi affacciavo sul balcone di casa mia la vedevo sul suo balcone intenta a spendere la biancheria o semplicemente a contemplare il paesaggio. A volte si scambiava qualche parola ed era un vero piacere conversare con questa donna garbata, sensibile, gradevole perfino nel tono della voce. Da un paio d'anni mi capitava di vederla sempre più raramente. Ora so che affacciandomi non incontrerò più il suo sguardo, ma il ricordo resterà imperituro. In questo momento di grande dolore sono vicino a Rocco, a Caterina, a Paolo, all'amico Giovanni Marasco e ai nipoti ai quali voglio far giungere le mie più sentite condoglianze. I funerali saranno celebrati domani alle ore 16,30 nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. 

 

13/08/2018

                    Il Viaggio nella Memoria di Luigino Ventura

  E' stato davvero un piacere e un onore far da relatore, ieri pomeriggio, nella corte del palazzo ducale dei Cavalcante, alla presentazione del volume "Viaggio nella memoria - Caccuri tra immagini, ricordi e suggestioni", un libro di foto storiche curato da Luigino Ventura, presidente della Fondazione Terzo Millennio che si avvale di una presentazione del sindaco di Caccuri, Marianna Caligiuri, di un contributo del prof. Silvio Mastrocola dell’Università Suor Orsola Benincasa e della dottoressa Anna Cantafora, presidente della Società Dante alighieri di Crotone, tutti al tavolo dei relatori insieme al curatore dell'opera.     Quest'ultima fatica del bravo Luigino, come ho avuto modo di far rilevare nel corso del mio intervento, oltre al valore emozionale, alle toccanti sensazioni che si provano nel rivedere fatti, personaggi, riti, costumi del nostro recente passato, dei primi decenni del XX secolo e oltre, ha, come tutti i libri di questo genere, un importante valore storico poiché ogni singola foto rappresenta un frustulo, un frammento del passato che si incastra come la tessera di un mosaico nella nostra storia finendo per dar vita a una sorta di diario del nostro passato, un vero e proprio "pieno", ossia un documento attendibile e sufficientemente attendibile per la ricerca storica e etno antropologica. 
   A introdurre il dibattito è stato lo stesso autore che si è soffermato brevemente sul lavoro di promozione della cultura e di recupero dei monumenti della Fondazione e suo personale negli ultimi vent’anni e ha illustrato brevemente il contenuto del libro. A seguire c'è stato l'intervento del sindaco Marianna Caligiuri, quindi   l' interessante contributo del prof. Mastrocola sempre presente, col suo entusiasmo e col suo attaccamento alle antiche radici caccuresi, alle iniziative della Fondazione. Il docente universitario ci ha fatto notare come la storia ci passi accanto e spesso non ce ne accorgiamo, una storia che spesso la fotografia riesce a fissare consentendoci di fruirne anche in futuro. Ha proseguito poi mettendo in evidenza la rinascita culturale del paese negli ultimi quarant'anni. Concludere il dibattito è toccato alla dottoressa Cantafora che ha ringraziato Ventura per averla coinvolta, unitamente alla società che presiede, in questo processo di riscoperta di Caccuri. Ha poi esaltato il valore del libro che non è solo una serie di fotografia, ma cultura, concentrato della nostra cultura, un modo di riscoprire e tramandare la nostra peculiare cultura, un modo per presentare noi stessi, il nostro passato, la nostra vita. Ha poi concluso invitando i giovani a far tesoro del passato e ad amare la nostra lingua perché la nostra lingua italiana è potenzialità. " Cerchiamo di essere meno provinciali, ha concluso: quando si parla tra italiani si parla italiano: basta con l'abuso dell'inglese, l'inglese lo si parla quando siamo con gli inglesi, ma quando siamo tra parliamo italiano." A me non rimane che rinnovare i miei complimenti e i miei ringraziamenti all'infaticabile Luigino, alla sorella Franca e al cognato Ernesto che lo supportano con amore e competenza in tutte queste interessanti iniziative.

12/08/2018

    Gratteri vince il Premio Caccuri e Cacciari prova a disegnare una nuova Europa

   Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Catanzaro, ha vinto l'edizione 2018 del Premio Caccuri col libro "Fiumi d'oro - Come la 'ndrangheta investe i soldi della cocaina nell'economia legale". Il giudice di Gerace l'ha spuntata su Ferruccio De Bortoli, giornalista, due volte direttore del Corriere della Sera e Tiziana Ferarrio, ex conduttrice del Tg1 rimossa dall'incarico dal direttore Minzolini, poi condannato per questo provvedimento.  Al di là del valore del volume che contribuisce a farci conoscere meglio i meccanismi illegali attraverso i quali le mafie accumulano patrimoni milionari, la giuria avrà forse inteso premiare anche l'impegno notevole del procuratore nella lotta contro questo cancro che avvelena la vita politica, economica e sociale e costituisce un freno allo sviluppo del nostro territorio. 
  L'edizione 2018 passera agli annali anche come quella nella quale Gianni Cuperlo e Massimo Cacciari hanno dato un loro prezioso contributo di idee per la ricostruzione di una sinistra capace di
capire i grandi problemi di un mondo globalizzato e di un'Europa che è sempre più quella della burocrazia e della finanza e sempre meno l'Europa dei popoli. In particolare, a una domanda dell'intervistatrice sull'appello  per salvare lì Europa contro il sovranismo promosso e firmato con altri intellettuali come Enrico Berti, Michele Ciliberto, Biagio de Giovanni, Vittorio Gregotti, Paolo Macrì, Giacomo Manzoni, Giacomo Marramao, Mimmo Paladino, il filosofo ex sindaco di Venezia ha detto che l'obiettivo non è quello di raccogliere molte firme, ma promuovere in ciascuno di noi una riflessione sul destino di un'Europa che è vicina al naufragio e che "il nostro Paese sta attivamente cooperando a questo naufragio" per cui l'unica speranza per noi per non diventare una qualsiasi provincia del mondo è quella di collaborare a costruire un'unità politica europea.  L'Europa è stata costruita male e non potrà essere quella che abbiamo conosciuto fin ora, ma bisogna essere anche consapevoli che senza questo spazio comune e politico fallirà anche lo spazio economico e commerciale comune e rimarrà solo l'euro. Per questo non c'è un'alternativa al rilancio dell'idea dell'Europa e alla sua costruzione reale. "I governati, dopo la fine della terza guerra mondiale e la caduta del muro di Berlino, ha proseguito il filosofo politologo, sono stati totalmente succubi culturalmente dell'andazzo elogiando la globalizzazione, la mobilità, la novità straordinaria del lavoro precario, la bellissima opportunità di cambiare spesso lavoro, tutti a seguire Blair, senza capire che se la globalizzazione è il nostro destino e che per questo è necessaria la costruzione europea, grandi spazi nei quali muoversi,  all'interno di questo processo occorreva prevederne le ricadute, chi "sarebbe finito sotto le ruote del carro del destino" e stritolato, sia cittadini che paesi interi. Purtroppo la sinistra europea ha mostrato di non conoscere i processi e di non averli saputi guidare e accompagnare. Per questo è necesario un rilancio di una sinistra che sappia rùiprendere la testa di quei movimenti che sono stati gli artefici della nascita dell'Europa. Un contributo davvero interessante quello di Cacciari che, purtroppo, non possiamo riportare integralmente, ma che è valsa davvero la pena ascoltare. 

 

10/08/2018

   Serata di alto profilo al Premio Caccuri con Cuperlo , De Bortoli, Ferrario e Gratteri

   Grande serata ieri sera al Premio Caccuri caratterizzata da una lunga intervista di Alessandra Longo, già giornalista di Repubblica e collaboratrice della BBC, a Gianni Cuperlo, prestigioso politico del PD, membro della segreteria nazionale del partito e intellettuale chiamato a parlare del suo libro In viaggio – La Sinistra verso nuove terre che analizza la più bruciante sconfitta della sinistra nella storia repubblicana pari solo a quella del 1924 quando sui votò con la legge Acerbo e fornisce alcuni spunti per tornare a vincere partendo da otto bagagli: Speranza, Identità, Libertà, Conoscenza, Partito, Politica, Europa e buon ultimo la Sinistra. Un intervento molto apprezzato quello di Cuperlo che, con la consueta umiltà, il garbo che lo contraddistingue, con spirito costruttivo, nella consapevolezza, come aveva già avuto modo di precisare qualche ora prima nel municipio di Caccuri che i partiti non si governano con atti monocratici, ma anche con una visione nitida e complessiva dei problemi e delle sfide che attendono le forze progressiste, ha provato a fornire spunti e riflessioni per la sinistra. sconfitta in Italia, ma anche in Francia e in Germania, nella stessa America con la vittoria di Trump perché uno come Gianni Cuperlo non si richiude nell’orticello della sinistra italiana con le sue miserabili beghe, le divisioni dell’atomo, il protagonismo deleterio di capi e capetti, le accuse, le contro accuse, ma vola alto e cerca di capire e individuare possibili soluzioni per le grandi questioni che angosciano l’intero pianeta. Quello che potrebbe essere il programma di una sinistra che vuole e deve ritrovare se stessa lo ha sintetizzato con una massima di papa Francesco che sostiene che un pastore di anime deve portarsi addosso “la puzza” dei credenti, così come un pastore di pecore quella delle pecore. Così la sinistra, ha concluso il dirigente democratico, deve tornare a portarsi addosso l’odore della sua gente, dei bisogni del popolo, dei suoi valori che un tempo si portava addosso.  Un contributo notevole di idee e di valori preziosissimo per chi ha la responsabilità di rappresentare i valori della sinistra.
     Molto apprezzati anche gli interventi dei tre finalisti, Tiziana Ferrario, Ferruccio De Bortoli e del procuratore Nicola Gratteri stimolati da Michele Cocuzza, già giornalista Rai, conduttore del TG2 e di altri importanti programmi televisivi.
    I contributi dei tre finalisti hanno spaziato dalla condizione della donna nell’America di Trump con la bravissima Tiziana Ferrario, ex conduttrice del TG1 rimossa dalla direzione berlusconiana del primo tigi italiano,  allo stato della giustizia in Calabria, ai problemi di un paese indebitato come il nostro che, come ha ricordato Ferruccio De Bortoli, spende miliardi di euro per rifinanziare il suo debito pubblico e che merita di essere governato saggiamente. Molto apprezzato l’intervento di Nicola Gratteri che si è detto molto soddisfatto dello stato della giustizia in Calabria e del livello di professionalità, competenza e dedizione degli inquirenti calabresi e della nostra polizia giudiziaria. Dopo aver elogiato la preziosa collaborazione e la disponibilità del ministro Oralando che gli ha fornito tutto quanto richiesto, da un discreto numero di sostituti e mezzi adeguati per la polizia giudiziaria, ha ricordato i tanti successi del lavoro di questa formidabile squadra, l’enorme quantità di sequestri di stupefacenti, i colpi inferti alle organizzazioni criminali e l’autorevolezza della nostra magistratura e della nostra polizia giudiziaria  nel consesso europeo. Da quella persona onesta e garbata che è, ha presentato sempre tutto ciò non come un suo esclusivo merito, anche se la sua esposizione mediatica potrebbe farlo credere, ma come il frutto del lavoro di tanti bravissimi, giovani procuratori, polizia e carabinieri, affermazioni che hanno suscitato un fortissimo consenso del pubblico che ha applaudito calorosamente le nostre forze dell’ordine. 

    Nel corso del suo intervento ha avuto anche modo di esprimere le sue perplessità sulla eventuale istituzione della procura europea sottolineando l’efficienza della nostra legislazione anti mafia che ci siamo conquistati con fatica e che non può essere omologata a quella di altri paesi europei non interessati dal fenomeno mafioso o, quantomeno, non come l’Italia. Insomma una serata nella quale tutti i protagonisti hanno volato alto come succede sempre al Premio Caccuri che si va sempre più imponendo come uno dei fenomeni culturali più vivi e frizzanti nel panorama nazionale. 
                          
Peppino Marino

08/08/2018

                       GIANNI CUPERLO AL PREMIO CACCURI

  Domani sera (9 agosto), alle ore 21, in piazzale Convento, Gianni Cuperlo, politico e intellettuale, già segretario nazionale della FGCI, parlamentare e membro della segreteria del Partito Democratico, sarà ospite del Premio Caccuri per presentare il suo libro "In viaggio- La Sinistra verso nuove terre. Per l'occasione sarà intervistato dalla giornalista di La Repubblica, Alessandra Longo. 
   Cuperlo è uno dei politici più acuti e lungimiranti nel panorama della sinistra italiana, oltre che fine intellettuale e persona onesta e garbata. Nel corso della stessa serata saranno presenti i tre finalisti dell'edizione 2018, Ferruccio De Bortoli, Tiziana Ferrari e Nicola Gratteri, mentre nella serata finale del 10 è previsto un intervento di Massimo Cacciari. 

 

30/072018
        FRANCESCA LACARIA SI LAUREA IN GIURISPRUDENZA



   La nostra carissima amica Francesca Lacaria ha conseguito nei giorni scorsi, presso l'Università della Magna Graecia, la laurea in giurisprudenza. Francesca raggiunge un importante traguardo che sarà di sicuro il trampolino di lancio per una brillante carriera forense che le auguriamo di cuore. Alla neo dottoressa, al carissimo Antonio e a Maria, splendidi genitori della splendida Francesca, gli auguri più belli e più affettuosi da parte mia e della mia famiglia. Ad maiora, dottoressa. 

 

21/072018


Addio a Gennaro Falbo


 
   Ci ha lasciato anche Gennaro Falbo, in questo afoso 21 luglio, all'età di 84 anni. Gennarino è uno dei tanti uomini veri che ho avuto la fortuna di conoscere nella mia vita, un uomo che ho stimato e che mi ha stimato, un lavoratore serio, onesto e soprattutto sempre coerente con le sue idee. Visse la gioventù a Caccuri, paese nel quale nacque da una famiglia contadina, poi, a una certa età, si trasferì al nord per lavoro, ma dopo la pensione fu uno dei pochi caccuresi a fare ritorno al suo borgo. Era ancora, come me, un comunista senza più un partito comunista, cosa della quale discutevamo e ci rammaricavamo ogni volta che ci  incontravamo nelle nostre lunghe chiacchierate nelle quali sentivi l'orgoglio per le proprie idee, la propria storia, il fortissimo senso di appartenenza a una cultura e la certezza di essere nel giusto. L'unica cosa che ci divideva la sua grande passione per la caccia, ma di questo non abbiamo mai parlato. Ci accomunava anche il nostro lavoro di contadino e ogni tanto ci scambiavamo notizie e piantine. Qualche anno fa mi fece venire dal nord anche una compostiera nella quale preparo il compost per il mio orto. 
  Addio, compagno Gennarino, degli uomini come te si è perso lo stampo. Mi mancheranno tanto le nostre conversazioni, ma il tuo ricordo mi accompagnerà sempre negli anni che mi restano da vivere. 

 

14/072018

E' morto Giuseppe Rao

   Si è spento questa mattina a Crotone, all'età di 79 Giuseppe Rao. Peppino era un brav'uomo, una persona gioviale, incline alla battuta, sempre gentile ed educato. Grande lavoratore, era sempre impegnato a fare qualcosa. Negli ultimi anni lo trovavo spesso nel viale del Convento, di fronte l'INA casa sul muro della provinciale e ci capitava di scherzare e scambiare qualche frase. Conoscendolo da sempre non mi è mai capitato di vederlo arrabbiato o di cattivo umore, ma sempre col suo eterno sorriso stampato sul volto. Giungano a Maria, a Luisa, ai nipoti e ai parenti tutti le mie più sentite condoglianze. Ciao, Peppino, e grazie per i gesti affettuosi che mi riservavi. 

13/072018

E' morto Rocco Pasculli

  Si è spento ieri a Roma, all'età di 90 anni, Rocco Pasculli. Falegname provetto, Rocco era anche uno dei migliori carpentieri specializzati dell'intera regione. A lui ricorrevano le varie imprese edili quando c'erano da montare ponteggi o impalcature di particolare difficoltà. Era anche un caro amico e un compagno di tante battaglie politiche e sindacali. I funerali saranno celebrati domani pomeriggio, alle ore 16, nella chiesa di Santa Maria delle Grazie. In questi momenti di dolore voglio far giungre ai figli Antonio e Pino, alle figlie, ai nipoti e ai parenti tutti le mie più sentite condoglianze. 

 

25/06/2018

                               Libri a grappoli nella Giornata della conoscenza

   

    Pioggia di liberi ieri pomeriggio presso la Grancia del Vurdoj in occasione della Giornata della conoscenza promossa dalla PubliGrafic in occasione del decennale de Il Calabrone, periodico culturale edito dalla stessa editrice di Gianni De Simone.
  La Giornata si è aperta con la presentazione di “12 Personaggi ed eventi di Calabria”, il secondo quaderno di una serie di pubblicazioni dell’Università popolare che hanno lo scopo di far conoscere personaggi del Crotonese e della Calabria, poco noti tra i nostri giovani, ma che hanno avuto un ruolo di rilievo nazionale, europeo e alcuni, come l’astronomo Luigi Lilio di Cirò, il padre del calendario gregoriano attualmente in uso in tutto il pianeta, addirittura mondiale.  Stesso discorso per alcuni eventi fondamentali per la Calabria e per il resto della penisola come le lotte contadine nel 600, la spedizione di Garibaldi e la questione silana, la realizzazione dei laghi silani e l’industrializzazione di Crotone e del Crotonese che nei primi decenni del secolo scorso fecero sperare nel decollo economico e sociale della nostra terra o il processo migratorio che in un secolo e mezzo ha spopolato la Calabria e il Mezzogiorno, ma che ha inciso, per certi aspetti, anche positivamente come ha spiegato l’autore di questo capitolo, Pino Condello. Relatori per questa opera frutto del lavoro di 12 scrittori e ricercatori della zona, oltre allo stesso Condello, Maurizio Mesoraca, presidente dell’Upmed e autore di una biografia di Francesco Galasso, intellettuale e antifascista cutrese, il rettore Vittorio Emanuele Esposito, che ha ricostruito la vita e l’opera del filosofo e scrittore Biagio Miraglia di Strongoli, patriota e importante autore della letteratura calabrese e lo scrivente autore del capitolo Cenni sulla costruzione dei laghi silani e sull’industrializzazione del Crotonese.
   E’ stata poi la volta del prof. Ing. Tommaso Corda che ha presentato tre sue opere, la prima un libro dal titolo Il popolo protagonista a Isola di capo Rizzuto che racconta di una rivolta delle donne, un libro autobiografico, Autostop per Milano e ritorno con laurea e il saggio Storia revolution che racconta le vicende calabresi da prima dell’ Unità d’Italia alla base Nato. Ma non è finita qui perché subito dopo Loredana Turco e Silvana Franco, due giovani scrittrici di Catanzaro hanno presentato un interessante volume edito sempre da PubliGraf dal titolo Legendabria, leggende di Calabria. La giornata è poi proseguita con altre presentazioni e con un intermezzo musicale della giovane cantautrice, pittrice e poetessa cutrese di origini siciliane, vincitrice del Premio della Critica al Concorso Mia Martini di Bagnara, ed. 2013. Per l’occasione ha eseguito il pezzo Vula, vula che si aggiudicò l’ambito premio, composto e musicato da lei stessa. Un talento vero, un’altra eccellenza di questa nostra terra. Complimenti a Gianni De Simone e ai suoi collaboratori per questo eccezionale evento e complimenti anche ai proprietari della Grancia per l’eccellente accoglienza e per l’inappuntabile servizio.
         
Giuseppe Marino
  

23/06/2018

                                Personaggi ed eventi di Calabria al Vurdoj



  Tutto pronto per la presentazione del secondo quaderno dell'Upmed (Università popolare del Mediterraneo) su "12 personaggi ed eventi di Calabria", domani pomeriggio, nella suggestiva cornice della Grancia del Vurdoj, nell'ambito della Giornata della conoscenza promossa dall'editrice PubliGrafic per celebrare il decennale del periodico il Calabrone. 
    Relatori per questa seconda presentazione dopo la prima nell'aula consiliare del Comune di Crotone, il presidente dell'Upmed, prof. Maurizio Mesoraca, il rettore prof. Vittorio Emanuele Esposito e l'autore di queste note, coautori, assieme ad altri nove ricercatori e scrittori calabresi del volume. che riscostruisce, fra l'altro, la vita e l'opera del papa santo Zaccaria, dell'astronomo Luigi Lilio, autore del calendario gregoriano, del filosofo Biagio Miraglia, del medico e filosofo Diodato Borrelli, del marchese Armando Lucifero, e dell'esule antifascista cutrese Francesco Galasso. Altre pagine sono dedicate alle Forme di lotta contadina nel Seicento a cura di Andrea Pesavento, alle vicende di Garibalde e la questione silana, e alla realizzazione dei laghi silani e all'industrializzazione dei Crotone e del Crotonese nei primi decenni del XX secolo. 

16/06/2018

                Il CalabrOne e l'UPMED al Vurdoj per promuovere la cultura
                 La Giornata della Conoscenza nel decennale del periodico

   Domenica 24 giugno, presso la Grancia del Vurdoj, in occasione del decennale della pubblicazione del primo numero del CalabrOne, l'editore Gianni De Simone, titolare della PubliGrfaic, organizza  "Una giornata dedicata alla conoscenza per la promozione e valorizzazione del territorio calabrese attraverso le attività culturali." Nell'occasione sarà presentato il 2° Quaderno dell'UPMED  su "12 Personaggi  ed eventi di Calabria" edito dalla stessa PubliGrafic. Seguirà poi un interessante dibattito sulla valorizzazione dei personaggi illustri e dei siti storico - archeologici diffusi sul nostro territoriuo. Sono previsti anche intermezzi musicali ed esposizioni dii opere d'arte. 
   Il decennale del CalabrOne coincide con quello dell'Università Popolare del Mediterraneo, due formidabili strumenti, il periodico di Gianni De Simone e l'associazione culturale di Maurizio Mesoraca, di promozione della nostra cultura, dei nostri valori e delle nostre risorse umane, architettoniche, monumentali, paesaggistiche,
demo - etno - antropologiche. 

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