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                                                       Notizie e commenti
                                                                  Martedì 20 Ottobre 2020

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  ULTIME NOTIZIE 

  

ADDIO A ROCCO RUGIERO 

VETRANO ANCORA IN FIAMME. ORA CHIUDETELA PER SEMPRE

 

IL FATTO

NOMEN OMEN: UN INDIMENTICABILE PROFESSORE

TERRA MIA: I CAPOLAVORI DI GIOVANNI GUZZO

                                    IL FATTO      

                                          

 NOMEN OMEN: UN INDIMENTICABILE PROFESSORE

   Oggi rimettendo ordine tra le migliaia di foto sparse nei vari cassetti del mio studio, mi è capitato tra le mani questo ricordino del mio sfortunato professore di italiano dell'ultimo anno di scuola superiore fulminato da un infarto la sera del 12 dicembre del 1967 all'età di 29 anni tra il dolore e lo sconcerto di noi alunni che perdevamo uno dei pochissimi,  grandi insegnanti che avevamo avuto alle scuole medie e alla scuola superiore. La nostra, quella nata nel 1950 o poco dopo è stata forse la più sfortunata generazione di studenti nella storia di questo paese. Prima di noi, è vero, pochissimi ebbero la fortuna di studiare, generalmente figli di professionisti, possidenti, artigiani affermati, ma quelli che lo fecero frequentarono scuole rinomate, che esistevano da decenni, con un corpo docente qualificato e alle quali accedevano dopo aver sostenuto l'esame di ammissione,  quindi se ne andavano al liceo Borrelli di Santa Severina, al Pitagora di Crotone, al Galluppi di Catanzaro, al Telesio di Cosenza o in convitti e collegi gestiti da religiosi quando i preti erano ancora coltissimi. 
   Nel giugno del 1961, non potendomi permettere  di frequentare tali scuole essendo la mia famiglia poverissima, i miei genitori mi affidarono a uno zio materno senza figli che viveva a Merano.  Qui frequentai la prima media non ancora unificata con insegnanti veri che conoscevano le materie e la didattica. L'anno dopo, con l'istituzione della scuola media unica in quasi tutti i paesi d'Italia, compresa la mia Calabria, potei tornare a Caccuri e iscrivermi alla scuola del mio paese. Una fortuna da una parte, una sciagura dall'altra perché, estesa la scuola a tutti i piccoli borghi della penisola, lo stato fu costretto a improvvisarsi una classe docente che non esisteva, affidando le cattedre a studenti universitari, a volte liceali, nella migliore delle ipotesi ad avvocati o maestri elementari supplenti, a qualche geometra o ingegnere che non solo non conoscevano la didattica, ma, che spesso avevano una conoscenza approssimativa perfino della materia che avrebbero dovuto insegnare. Fu questa la classe docente che ci formò.  
    All'ultimo anno della mia carriera di studente, mi capitò questo bravo professore che aveva una conoscenza portentosa della materia che insegnava, una grande capacità didattica che univa a quella di valutazione degli alunni e a un'autorevolezza straordinaria. Una delle ultime lezioni fu su di una terzina del Paradiso sulla quale si soffermò per oltre un'ora incantandoci e affascinandoci. Eravamo al settimo cielo per questa insperata fortuna. Non sapevamo che tre giorni dopo, mentre partecipava a una festicciola, quando aspettavamo ormai le vacanze natalizie, tre mesi scarsi dopo che il professore Giuseppe Mario Italiano aveva messo piede nella nostra classe, la nera parca ce lo avrebbe vigliaccamente rapito. Ma a noi rimase sempre nel cuore e a volte mi capita di sentire distintamente la sua voce che ci parla del Verga, di Manzoni, di Dante e di Foscolo. Un eccellente  professore di una materia che si portava scolpita perfino nel cognome. Addio professore.

 

           TERRA NATIA: I CAPOLAVORI DI GIOVANNI GUZZO



   Ho avuto l'opportunità, qualche giorno fa, di ammirare con un po' più di tempo e calma la stupenda collezione di gioielli "Terra natia" del giovane maestro orafo caccurese Giovanni Guzzo esposta nel castello di Caccuri, culla d'arte nel XVII e XVIII secolo, quand'era ancora palazzo ducale dei Cavalcante, e l' ho trovata davvero straordinaria. 
  Intanto è straordinario il fatto che un orafo, per di più  giovanissimo, decida di investire la propria vita nella propria terra, invece di aggiungersi alla lunga lista di cervelli in fuga, e di  ispirarsi, per i suoi gioielli ai monumenti del suo paese, poi straordinari sono ancora la sua bravura, il tocco fine, la delicata bellezza e la perfezione dei suoi monili,  i cui ciondoli rappresentano la torre del Mastrigli e il rosone tufaceo a 12 raggi che orna la facciata della Chiesa di Santa Maria del Soccorso. Chissà che in futuro il maestro Guzzo non decida di riprodurre magari anche lo stupendo pergamo della stessa chiesa o quello del Trocino, altro grande maestro caccurese del XVII secolo, della chiesa di Santa Maria delle Grazie o l'arco del Murorotto. Intanto godiamoci questi primi capolavori e ringraziamo per questi doni l'artista caccurese che merita un futuro di grandi successi e soddisfazioni. Giovanni ha i mezzi, l'ingegno, la capacità, la vena artistica per raggiungere le più alte vette di questa difficile professione. Io glielo auguro di tutto cuore e faccio il tifo per questo bravo, gentile e modesto giovane caccurese.  

                        

                                            ULTIME NOTIZIE  

20/10/2020

                  ADDIO A ROCCO RUGIERO

 

   Si è spento questa mattina Rocco Rugiero. Con lui se e va anche un altro pezzo di storia del Novecento caccurese. Originariamente falegname, si convertì poi in negoziante di generi alimentari riaprendo il negozio in precedenza gestito da Angelo Secreto in via Misericordia e che rimase aperto fino a una decina di anni fa e che contribuiva, assieme all'ufficio postale e al salone da  barbiere dei Tallerico, a tenere viva e popolata quella zona del paese. Da giovane suonava la tromba in una delle bande caccuresi assieme a Ciccio Pasculli, Peppiino Iaconis, Orlando Girimonte  e altri amici. Rocco era un  uomo di compagnia che stava bene con gli amici. Da oltre cinquant'anni abitava di fronte casa mia. Qualche settimana fa mi è capitato di intravederlo dal mio salotto seduto sul terrazzo di casa sua. Di lui mi rimane il ricordo di tante serate a Zifarelli trascorse in allegria con tanti amici. In questi tristi momenti voglio far giungere al figli Caterina e Paolo e ai parenti tutti le mie più sentite condoglianze. Addio, Rocco e che la terra ti sia lieve. 

26/09/2020

            VETRANO ANCORA IN FIAMME. ORA CHIUDETELA PER SEMPRE



   L'amico Gianni Porcelli  mi ha inviato poco fa queste drammatiche immagini dell'incendio della discarica di Vetrano, sita in agro di San Giovanni in Fiore, ma a ridosso dell'abitato di Caccuri. Non ci sono parole per commentare quest'ennesimo disastro annunciato e le decisioni politiche che qualche mese fa hanno portato alla riapertura di una discarica che, realizzata più di trent'anni fa per ospitare i soli rifiuti di San Giovanni in Fiore, è diventata, a seguito delle eterne emergenze rifiuti provocate da amministratori sciatti e menefreghisti che si sono alternati per tre decenni alla guida di tantissimi comuni della Calabria nel ricettacolo di tutta la spazzatura prodotta in una vastissima zona della regione. Finalmente, dopo una lotta durissima di un comitato di giovani caccuresi e dello stesso Comune di San Giovanni in Fiore questa enorme pattumiera era stata chiusa, ma pochi mesi fa i soliti politici incapaci ne hanno decretato la riapertura. Così, come sempre, anche in quest'occasione mi è capitato  di leggere poco fa le eterne promesse solenni, roboanti e le solite lacrime di coccodrillo.
  Ancora adesso, mentre scrivo, alle ore 18.35, nonostante la spola continua di aerei dei vigili del fuoco, si continua a vedere un pennacchio di fumo. 

 



   


 



 


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