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                                                                        Lunedì 25 Gennaio 2021

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ADDIO A GIUSEPPINA MANDAGLIO

DOMENICO SPERLì  DIRETTORE ASP CROTONE

IL FATTO

 

 LA FUFFA

CENTO ANNI FA IN NASCEVA IL PCI

QUANDO POSSEDEVAMO IL MONDO

 

 

                                    IL FATTO  

                                                          LA FUFFA

Ho letto qualche giorno fa che lo scorso 21 gennaio a Livorno, in occasione delle celebrazioni per il centenario della nascita del PCI, oltre a una delegazione del PD che è stata oggetto di qualche contestazioni, ce n’erano anche ben tre di tre partiti che si definiscono comunisti e che rivendicano tutti l’eredità del grande partito di Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer, Ingrao e, modestamente anche mio. Mi auguro che tra i presenti non ci fossero anche tanti di quelli che quando il PCI esisteva ancora, negli anni ’60 e ’70 lo attaccavano, lo criticavano, lo contestavano, presentavano liste alternative con la falce e martello per fargli perdere voti, ma, al di là di questo, duole davvero dover prendere atto che nemmeno nella drammatica situazione di degrado politico e morale e sociale del nostro Paese, di fronte a un liberismo che diventa sempre più sfrenato, a un capitalismo sempre più feroce che ha ripristinato alla grande lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo (basti pensare alle condizioni dei poveri operatori dei call center, ma in generale a tutti i lavoratori pubblici e privati) non si riesca a mettere insieme certi comunisti, non dico per formare un unico partito, ma almeno per cercare di ridurre il numero di partitelli, gruppuscoli, cellule, atomi,  neutrini che si definiscono comunisti o si rifanno, anche con nomi diversi, ai valori e alla tradizione dei quel grande partito.
    Spesso mi sono chiesto il perché di questa maledizione, ho cercato di spiegarmi le ragioni di questi inspiegabili comportamenti arrivando a formulare una mia personale teoria che, ovviamente, non pretendo debba essere la verità assoluta, ma che forse aiuta a capire questo strano fenomeno. L’ho fatto ricordandomi di quanto mi spiegava il mio maestro, mio superiore, nonché compagno di partito professore Mario Sperlì che, commentando un articolo di Pier Paolo Pasolini sulla vittoria del No al referendum sul divorzio e  “sui nuovi ceti medi che avevano abbracciato “i valori dell’ideologia edonista e del consumo”,  parlava di “paradosso della cucina Salvarani.” 
   Nell’antica famiglia patriarcale, spiegava il mio professore, più famiglie appartenenti allo stesso ceppo, facevano vita comune per cui avevano bisogno di una sola cucina. Con la nascita delle fabbriche i capitalisti che producevano cucine si resero conto che per venderne di più dovevano rompere la famiglia patriarcale e dividerla in più famiglie. Poi anche questo non bastò più per cui si pensò di dividere anche il nucleo familiare per far aumentare la domanda di prodotto; due single avrebbero avuto bisogno di due cucine invece di una. A vincere il referendum dunque, secondo questo paradosso non erano stati i radicali, i laici, ma il capitalismo. Il proliferare di tanti partitelli sedicenti comunisti, fenomeno già conosciuto quando il PCI era ancora in vita e guidato dai prestigiosi dirigenti che oggi si osannano quasi fossero la quercia pascoliana, a mio modesto avviso e senza avere la pretesa di aver ragione a tutti i costi, si spiega con lo stesso paradosso. In un solo partito c’è bisogno di un solo segretario di provate capacità, di una sola direzione fatta di uomini prestigiosi e indiscussi, lo spazio di manovra per gli aspiranti statisti è estremamente ridotto; se si moltiplica il numero dei partiti si moltiplica automaticamente anche quello dei segretari e si moltiplicano anche le opportunità per aspiranti dirigenti non proprio aquile. Tutto il resto, i sottili distinguo, gli emocromo, i sofismi ideologici, è fuffa. 



                    
CENTO ANNI FA IN QUESTE ORE NASCEVA IL PCI

20/1/2021

    Esattamente 100 anni fa, il 20 gennaio del 1921, il XVII Congresso del Partito Socialista Italiano stava per concludersi con una profonda lacerazione che avrebbe portato, il giorno dopo, alla nascita del Partito Comunista d'Italia, poi PCI per opera di Antonio Gramsci, Amadeo Bordiga, Onorato Damen, Bruno Fortichiari, Umberto Terracini e quel Nicola Bombacci che morirà poi fucilato a Dongo il 28 aprile del 1945 assieme a Mussolini e agli altri gerarchi fascisti. Tra gli altri fondatori figuravano anche Camilla Ravera e il nostro Fausto Gullo. 
   Il PCI fu il più intransigente e il meglio organizzato tra i partiti antifascisti nella lotta alla feroce o criminale dittatura mussoliniana e nella Resistenza alla quale diede il più grande e determinante contributo.
  Dopo la svolta di Salerno, sotto la guida di Togliatti diventò il più
grande partito comunista dell'Occidente e, nonostante sia stato sempre tenuto fuori dal governo, a parte la breve parentesi dal 1944 al 1948, da una vergognosa conventio ad excludendum, riuscì sempre a difendere i diritti dei lavoratori contribuendo in modo determinante alla conquista di diritti fondamentali per il mondo del lavoro.  
  Proprio oggi, cent'anni dopo, ci lascia un grande dirigente di quel grande partito, Emanuele Macaluso, un uomo che spese la sua vita a battersi per i diritti dei lavoratori e contro la mafia, quella mafia che il 1° maggio del 1947, quando un ventitreenne Emanuele Macaluso ricopriva la carica di segretario regionale della CGIL, compì l'orrenda strage di Portella della Ginestra. Propio a Portella, due anni fa, il vecchio comunista tenne il suo ultimo comizio. 
  Oggi, in questi giorni bui, avremmo tanto bisogno di uomini e dirigenti come lui, della sua saggezza, della sua lucidità della sua dirittura morale.


                      

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08/01/2021

DOMENICO SPERLì è IL NUOVO DIRETTORE ASP CROTONE



Ancora una bellissima notizia per il nostro paese: Domenico Sperlì, pediatra, oncologo, specialista in genetica medica, primario del reparto di Pediatria dell'Ospedale dell'Annunziata di Cosenza, è il nuovo direttore generale dell'Asp di Crotone. Nato a Caccuri nel 1958, ha studiato a Siena, a Napoli e a Catanzaro. Laureatosi  giovanissimo brillantemente, ha conseguito tre specializzazioni. Ha lavorato come oncologo pediatra all'Ospedale dell'Annunziata di Cosenza prima di diventarne il primario di pediatria. E' conosciuto e stimato da tutti come un grande medico e un grande uomo. La sua onestà, la sua proverbiale rettitudine, la naturale tendenza a mettersi al servizio disinteressatamente e con dedizione di tutti, senza distinzione alcuna e per nessun motivo, oltre alla profonda conoscenza dei problemi della sanità regionale, costituiscono una sicura garanzia per quanti guardano con apprensione alla situazione critica della sanità crotonese e calabrese. Un grande in bocca al lupo al carissimo, fraterno amico, al grande medico e al direttore generale per il difficile, gravoso incarico al quale, siamo sicuri, saprà assolvere nel migliore dei  modi. 

 


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